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Mercoledì, 08 settembre 2010

Gianni Nicola Caracoglia  su  ROCKSTAR
Maggio 1999

Paolo De Bernardin  su  REPUBBLICA
13  Maggio 1999
Roberto G.Sacchi   su  FOLKBULLETIN
Ottobre  1999

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/Recensioni su Pesah 1999


>>> Gianni Nicola Caracoglia  su  ROCKSTAR  - Maggio 1999 -

"dopo la parentesi etno-cantautorale Carlo Muratori torna alla ricerca con PESAH:
un disco di composita bellezza".

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Paolo De Bernardin  su  REPUBBLICA - 13  Maggio 1999 -

"Si tratta di otto magnifici brani polivocali le cui radici si perdono nel tempo. (…) la parte solistica è affidata ad un narratore, Carlo Muratori, il quale, da ottimo musicista popolare qual è, ha elaborato ed armonizzato tutte le composizioni eseguite dai giovanissimi del Privitera Ensemble e dal Coro Polifonico Musici e Cantori di Siracusa. Se è merito di antichi etno musicologi l'aver raccolto la tradizione sacra della gente di Sicilia, è di maggior pregio l'intento di questi artisti di aver registrato e messo a disposizione di tutti questo prezioso patrimonio…."

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>>> Roberto G.Sacchi   su  FOLKBULLETIN   - Ottobre 1999 -

"Ascoltando e riascoltando questo Cd ci siamo convinti sempre più della sua riuscita, perché alle nostre orecchie certamente condizionate da musiche di tutt'altro genere e comunque più profane "Pesah" ha trasmesso emozioni, e laddove ha perso in arcaica ieraticità ha guadagnato in leggibilità, laddove ha smarrito l'esposizione sofferta dei rito ha guadagnato in contemporaneità e conseguente universalizzazione. Abbiamo così anche compreso, crediamo, il senso di quei titolo ebraico il cui significato è "passaggio" e al quale si vuoi far risalire incidentalmente anche il termine cristiano Pasqua. Un passaggio di testimone fra un passato che vive e si tramanda senza sopravvivere a se stesso e una ipotesi non necessaria ma assolutamente legittima di rilettura ad uso e consumo dei contemporanei, ma ben distante da ogni gratuita semplificazione. Disco di rara originalità, prezioso documento della vitalità intellettuale e della disponibilità progettuale di quei grande serbatolo di valori non solo musicali che l'Italia ingrata nasconde ai più."
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