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Giovedì, 29 luglio 2010
2007
IL RESTO DEL CARLINO
09 SETT 2007
GAZZETTINO VENETO
09 SETT 2007
N:B: dal 2003 al 2007 non è che non sono usciti articoli...ANZI...è che siamo stati presi da tantissime altre cose e, sinceramente, non abbiamo avuto la "valja" di aggiornare il sito! PERDONATECI!! Comunque fidatevi, bellissime cose sono state scritte. Parola di uomo d'onore!
2003
CRONACA DI CREMONA
19 LUGLIO 2003"
CRONACA DI CREMONA
19 LUGLIO 2003"
CRONACA DI CREMONA
19 LUGLIO 2003"
CRONACA DI CREMONA
19 LUGLIO 2003"
La SICILIA
20 MAGGIO 2003"
La NAZIONE
29 GENNAIO 2003"
La NAZIONE
12 GENNAIO 2003"
F.D.S.su L'Adige
10 luglio 2002"
Veronica Tomassini su La Sicilia
23 dicembre 2001"
PLICA POLONICA
Gian Luca Barbieri su
La cronaca di Cremona
 
19 luglio 2003
Livio Marchese su
www.16noni.it/musica
 
03 marzo 2002   
Francesco Casale su Rock on Line
19 maggio 2001

Roberto G. Sacchi su FOLK BULLETIN
19 marzo 2001

Alex Saccomano su SUONO
Febbraio 2001
John Vignola su MUCCHIO SELVAGGIO Febbraio 2001
AntonioVivaldi su ROCKERILLA
Febbraio 2001
Franco Carratori su IL TIRRENO
11 Febbraio 2001
Gianni Caracoglia su ROCKSTAR
Febbraio 2001
Enzo Pavoni su AUDIO REVIEW
Febbraio 2001
Luca Doni su IL TIRRENO
Febbraio 2001
Cico Casartelli su DELROCK.IT
Gennaio 2001

STELLA MARIS
PESAH
CANTI E INCANTI
AFRODITE
LEZIONI/CONCERTO


Rassegna Stampa

>>> su "Il Resto del Carlino " - 09 settembre 2007-
Muratori, ispirato cantautore Echi siciliani divenuti attualità


ASCOLTARE UN CONCERTO di Carlo Muratori è come qualcosa di antico e genuino:
un gusto di cui è più facile apprezzare la preziosa rarità proprio perché è già, in qualche maniera, riposto nella nostra memoria.
L'altra sera il «Carlo Muratori quartet ha aperto alla grande la serie di concerti serali del festival «Ande, bali e cante». Storico cantore della sicilianità, Muratori si e sempre mosso a cavallo tra tradizione e modernità. Assai considerato dalla critica, il cantautore siracusano ha affrontato senza remore le proprie radici, donando nuova vita al repertorio siciliano più popolare, che viene riletto in una chiave talmente intimistica e ricca di suggestione da apparire completamente inedita. Grazie ad arrangiamenti acustici ricercati, fa letteralmente piazza pulita delle immagini tipiche di certo folk di paese «da cartolina». Il suo concetto di Sicilia, come si sa, va di pari passo con la passione, intesa in senso soprattutto profano, ed è quindi con i brani dove più chiara è l'ispirazione sentimentale che riusciamo ad apprezzare in pieno quello spirito siciliano, fiero, indomito ma anche profondamente romantico, che Muratori con il suo concerto ha saputo fotografare in maniera magistrale.

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>>> su "Il Gazzettino" - 09 settembre 2007-
CANTASTORIE DEL TEMPO NUOVO, TRA TERRA E MARE


DI NICOLA ASTOLFI

Tra isole di terra e mare, il viaggio di "Ande, bali e Cante" trova la bellezza assoluta nel concerto del Carlo Muratori quartet. L'apertura al Censer del festival di musica e cultura popolare organizzato dalla Minelliana, ha lasciato il segno con un "cantastorie del tempo nuovo", che nell'equilibrio tra tradizione e inventiva cammina a fianco dell'enciclopedia Fabrizio De André e delle frequenze elettriche morbide del conterraneo Cesare Basile. Venerdì sera, il concerto di Carlo Muratori (voce, chitarra, piano) con Francesco Bazzano alla batteria, Marco Carnemolla al basso e Massimo Genovese alla chitarra, è stato una delle proposte migliori nelle 6 edizioni del festival, partito quest'anno dai suoni della Sicilia (Muratori) e della Lucania (il pianista Rocco De Rosa) con il nazionalismo per le cose belle e poco frequentate. Le storie musicali di Muratori e di De Rosa hanno entrambe all'orizzonte il blu del mare.Il Carlo Muratori quartet ha lasciato il segno per l’equilibrio, costruito con l'attenzione del “passo dopo passo", su suoni e momenti di ieri e di oggi. Ha raccontato amori:"Un gesto, una minima intenzione, credimi, va bene" - e storie da cantare in piedi, per rispetto a Falcone e Borsellino e per ricordare la strage di Capaci: "Tutti soldati di questa guerra e tutti uguali con il culo in terra". Il concerto s'è chiuso con gli applausi da portare nel cuore e con il rispetto dell'artista per il lavoro che fa sul palco, e per il pubblico che l'ascolta giù dal palco: «Chiudere il sipario non è un gioco, è un lavoro che si impara poco a poco».

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>>> GianLuca Barbieri su "La Cronaca di Cremona" - 19 luglio 2003 -
MURATORI, CANTAUTORE ATIPICO
TRA LE SUE COLLABORAZIONI DANIELE SEPE E RICCARDO TESI


DI GIAN LUCA BARBIERI


Carlo Muratori ci ha rilasciato un'intervista che pubblichiamo volentieri, con la consapevolezza che stiamo portando a conoscenza dei nostri lettori le parole di un importante cantautore, che ha saldato la ricerca sulle tradizioni musicali e culturali della sua terra, la Sicilia, a una vena creativa e ad una ispirazione davvero uniche. Una prima curiosità, che interessa a chi legge queste colonne, dato che spesso in questa pagina ci si sofferma su realtà musicali emergenti o comunque escluse dai normali circuiti musicali commerciali. Puoi parlarci in breve del modo in cui il mercato con le sue logiche economiche finisce per condizionare e strangolare la produzione musicale (e la conoscenza di queste realtà) e del modo in cui tu hai vissuto in prima persona questa realtà?
Le logiche di mercato privilegiano (non potrebbe essere altrimenti) consumi di mercé sempre nuova, di dubbia qualità e di rapida deperibilità. Un progetto che si basi su criteri qualitativi e culturali (oltreché estetici, ovviamente) è di difficile gestione. E l'era del berlusconismo (che -beninteso - non ha creato questo sistema; i guasti culturali vengono da più lontano) sta perfezionando questo stile, eleggendolo a sistema dominante. Già a metà degli anni Ottanta molte etichette mostravano interesse verso suoni e culture "diverse": non erano impeti di conoscenze etno-musicali! Il pop tradizionale cominciava ad avere il fiato corto e bisognava riempire gli scaffali di merce nuova. Ecco arrivare la world, la contaminazione, che fino a poco prima evocava solo paure di attacchi atomici. Solo così è potuto avvenire che la CGD east west (major per eccellenza), rimanesse colpita da una mia demo del '92: Canti e Incanti, una audio cassetta registrata in 16 piste analogiche con una produzione di due lire. Cercavano in quel periodo (non avendone affatto competenza e cultura) "roba nuova", per "spacciare" una via italiana alla world-music. Si inventarono addirittura un marchio "URLO" in cui infilarono me, Roberto Gatto, Bubola, Litfiba (le loro prime cose)... e si sforzarono di venderci così come vendevano Celentano o la Pausini; l'addetto stampa che curava le mie cose era lo stesso di Laura. Mi ricordo che mi sballottarono come una trottola in decine di network radio-televisivi a rispondere ad interviste di dj che mi guardavano come un ufo; io che parlavo dei canti delle lavandaie siciliane, delle tonnare, i carrettieri, tra una pubblicità e una disco dance... con le mie canzoni in siciliano, provenendo da un mondo che questi "piazzisti della musica" semplicemente ignorano. Come si può facilmente intuire, rispetto ai dati di vendita che una major si attende, Canti e Incanti e Stella Maris furono un fallimento totale: recensioni tantissime, entusiaste e da brivido (i paragoni col Creuza di De Andrè si sprecavano....), vendite NISBA. Fu così che un bel giorno rescissero il contratto, misero vigliaccamente fuori catalogo i due cd (io ancora oggi ho richieste di quei dischi, che masterizzo alla GRANDE) e chiusero miseramente l'esperienza URLO.
Il folk, il dialetto e la loro importanza nella tua musica.
La prima musica che ho suonato appena imbracciata la chitarra è stato il rock anglo-americano. A sedici anni suonavo nelle balere siciliane Deep Purple e Led Zeppelin. Poi, per motivi politico-sindacali, mi sono imbattuto nel mondo bracciantile dell'isola; ho conosciuto decine di contadini e ho imparato ad ascoltare le loro storie e le loro memorie. Mi sono sentito lentamente come un derubato: una creatura a cui qualcuno aveva deliberatamente sottratto i pilastri portanti della propria esistenza; collaudata da millenni per sopravvivere in un'isola fantastica e feroce piantata al centro del Mediterraneo. La conversione alla musica ed al canto popolare è stata lenta ma inesorabile. Prima ricercatore re-interprete di musica antica, autore poi di nuove canzoni; rimanendo sempre all'interno di quella utopia che ritiene di poter traghettare l'esperienza dei cantastorie del 700. in un cantautorato moderno.
Nella realtà italiana di questi tempi è inevitabile chiedersi cosa può fare un musicista, e ancor meglio un cantautore, per far sentire la propria voce. In altre parole, quale impegno si può assumere una persona che svolge la tua professione per agire concretamente sulla realtà in cui vive?
Un artista serio sa nel profondo del suo cuore quali sono le parole, i gesti, i colori, le melodie giuste e aderenti al senso più autentico della sua realtà e delle verità in cui crede. Riuscire a camminare su questo cavo da equilibristi senza essere tagliati radicalmente fuori dalla civiltà della reclame e, nel contempo, potendosi la mattina riconoscere nello specchio del bagno, senza vergogne, determina la chiave per una sopravvivenza dignitosa, ad alto tasso di contenuto alcolico ma nel compenso di sicuro "insuccesso".
Puoi indicare qualche cantautore o qualche gruppo della tua zona che credi opportuno segnalare per le sue qualità e per il modo in cui interpreta il suo fare musica?
C'è del fermento sotto il Vulcano. Ci sono gruppi come Tinturia. Qbeta. Aretuska di Roy Paci che portano avanti progetti divertentissimi e abbastanza contigui alla lingua ed alla cultura siciliana.
Quali sono gli autori (nel senso di musicisti, ma anche di poeti, di fonti nel senso più lato del termine) ai quali ti senti più vicino e in parte, perché no?, debitore di qualche aspetto della tua musica?
Ho sicuramente la bava alla bocca per Paul Simon e Peter Gabriel. allo stesso modo come per Bob Dylan e Joan Baez. Sono debitore ed umile servo di De Andrè e Fossatiano di elezione. Sono un fan dei Marlene Kuntz e di Ciccio Busacca (cantastorie siciliano degli anni 50). Il mio ottavo anno di chitarra classica mi ha permesso di assaporare genialità quali Tarrega, Villa Lobos, Lauro, Leo Brouwer. Sul mio comodino sono disordinatamente ammassati e scarabocchiati Consolo, Marquez, Sheakspeare, Pirandello, Il Manifesto, Neruda, Teocrito, Max (sì, proprio la rivista....). Sciascia, Buttitta...
Cosa ti senti di dire a un giovane cantautore o a un gruppo musicale che pensa di inserirsi in questo mondo, che tu ben conosci?
Non concorderei tanto sul fatto che io ben conosca questo mondo. E poi sto aspettando ancora qualcuno che consigli me su come fare per entrarvi dentro. Scusate, ma sarei proprio inaffidabile... al massimo saprei dirvi come uscirne.
Ed ecco lo spazio per qualche aggiunta personale.
Un ringraziamento ed un caro saluto alla mia amica ungherese (cremonese d'adozione) Terèz. Non è la CGD, ma sta facendo tanto (certamente più di loro) per la divulgazione della mia musica.
(Ed è infatti lei, Terèz Marosi, che ci ha fornito questo cd e che ci ha avvicinato alla musica di Carlo Muratori, e gliene siamo grati.)

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Veronica Tomassini su "La Sicilia" - 20 MAGGIO 2003 -

Il guerriero odora la terra


Il guerriero odora la terra. Il suo elogio ha impeto e coraggio, difende l'avamposto. I canti dolorosi risorgono dalle radici, rifuggono il tempo e la memoria che vacilla e poco indugia sul lascito popolare. Carlo Muratori è la voce che si leva dignitosa, un passo avanti il folk, accanto la tradizione orale, la composta sorgente di novene, e in cima il richiamo etnico, frequentato da nuovi adepti, vero, benché distante, orgogliosamente distante da un certo gusto patinato e commerciale, fosse pure dettato dalla contemporaneità. E se l'avanguardia invece fosse l'impavido sentiero? Cosa rimane della Sicilia, dopo la Balistreri? Un paio di risposte Ivan Della Mea, ultimo dei cantastorie fiorentini, ha provato a fornirle. Muratori? Fosse proprio lui? Possibile, considerato il concerto di sabato scorso, nella città degli Uffizi. La ritrosia del cantautore siracusano, che si traduce in una danza impietosa dove si consumano note e versi, poesia e ritmi tribali, è candidata all'onere. Qualche precedente sarà pure possibile, però difficile organizzarne i successori. Muratori in scena era con il suo gruppo (Marco Carnemolla al basso; Francesco Bazzano alle percussioni; Maria Teresa Arturia all'armonica; Paolo Denaro e Daniela Severino vocalist), con la stessa partitura strumentale si esibirà sabato, alle 21.30. all'Orto Botanico di Catania per il Dipartimento Universitario. Eppoi c'è un passaggio fondamentale, giovedì, nel viaggio sonoro affrontato da "Terre da musica", su Rai Due. Da Modugno a PeterGabriel, in mezzo "Ppi tia stasira", epifania colta realizzata in Plica Polonica (lavoro discografico datato 2001 ).
Muratori, dall'incipit di Quasimodo, "Mater dulcissima". infonde un calore tenebroso, rude come la pietra, ma infinitamente dolce: è il solco sulla fronte, è la dimora malinconica dei nostri giorni, lo strazio e l'invocazione del nuovo tempo. E' la solitudine che si infrange in un capoverso: "Vuci ca luntana pari, qual è la casa d'angolo che il tuo cuore abita? La vedo, ma di fatto non l'afferro, con le mani, le mie mani...". La musica popolare è la risacca che il pentagramma di Muratori ascolta placidamente. Il rimando è plateale, a risalire la corrente non costerà fatica.

VERONICA TOMASSINI


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LA NAZIONE 29 GEN 2003


LA SERA CHE IL RICCARDO
MOLLO' L'ORGANETTO
E IMBRACCIO' LA CHITARRA
di Lorenzo Maffucci



La musica, ricca di suggestioni e segnali, si muove sul proscenio come assecondando la linea di un'ellisse. I fuochi sono il cantautore e ricercatore siciliano Carlo Muratori e il "nostro" Riccardo Tesi, per la prima volta insieme, solo loro due, su un palco, l'altro ieri sera al teatro "Nazionale" di Quartata per il debutto dei due "Aut-Aut". Prima o poi doveva succedere… La situazione non è facile da gestire, eppure la minimale strumentazione utilizzata (una chitarra, la voce di Muratori, l'organetto diatonico di Tesi) è sufficiente a impastare le canzoni per un concerto di un'ora e mezzo. I due sono emozionati come pivellini; lo ammettono loro stessi: "Eccoci qua, un bimbo siculo e uno toscano", scherza Carlo; ma all'occorrenza anche emozionanti, in momenti che si chiamano Thapsos (una delle vette dell'omonimo capolavoro di "Banditaliana") o Largo Waltzer. Le canzoni prendono vita, il ghiaccio si scioglie. Riccardo stupisce tutti imbracciando per la prima volta una chitarra ("A 12 corde!"); Muratori fa il tenero con le ninnenanne e il duro con un paio di infiammate canzoni di protesta; musica nuova, musica d'altri tempi, musica in fondo senza tempo, ipnotica, sognante, disperata, fiduciosa. "E' un progetto - spiega Muratori - che abbiamo cullalo da quando, 5 anni fa, ho conosciuto Riccardo (i due hanno più volte collaborato ma in modo sporadico, ndr. ). finche non ci siamo dati un ultimatum, un aut-aut appunto (giocando anche sul fatto che entrambi siamo aut-ori...): cioè fare un concerto insieme. Quando si incontrano due mondi con le idee già abbastanza chiare, come quello di Riccardo e il mio, non è facile trovare un'integrazione; e il risultato non deve essere la semplice unione di queste due entità, quanto piuttosto la ricerca di una terza via che metta a posto le cose, puntando sugli elementi comuni. In ogni caso, per ora non abbiamo fatto programmi". La data del concerto ha coinciso con la ricorrenza ingombrante del "Giorno della memoria": "In effetti nella nostra musica non ci sono riferimenti alla Shoah; tuttavia, qualche riferimento si potrebbe individuare: in Italia esistono eccome certi "cancelli culturali", nel piccolo, ovviamente: in ambiti strettamente musicali, sono steccati di dialetto, discriminazione di ciò che non è musica leggera o rock... I nostri sono brani che "hanno buona memoria", se non altro! "Sto compienddo - informa Carlo - ricerche sulle tradizioni etno-musicali dei monti Iblei di Siracusa dove vivono contadini, braccianti, operai, e dove le generazioni più vecchie sono le ultime testimoni di un microcosmo di canti e musiche che rischia di andare perduto".


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LA NAZIONE 12 GEN 2003

ECCOLA, È LA CANZONE POPOLARE
TESI-MURATORI INSIEME SUL PALCO
di Cesare Sartori

Riccardo Tesi e Carlo Muratori in concerto lunedì 27 gennaio al cinema-teatro "Nazionale" di Quarrata (ore 21.15, posto unico 5 euro) all'insegna della musica etnica e popolare - toscana in particolare nel caso di Riccardo, siciliana per quanto riguarda Carlo-, base di partenza comune di entrambi i musicisti, legati da intensi rapporti di stima reciproca e da riuscite collaborazioni fin dal '97 quando si incontrarono a Vercelli nell'ambito dello spettacolo Transitalia che, per la regia di Moni Ovadia (ancora non così famoso come oggi), riunì il fior fiore del folk italiano (Elena Ledda, Cantores di Bitti, Daniele Sepe...). Tesi e Muratori proporranno le canzoni del loro repertorio (ricordiamo che alcuni, deliziosi brani del secondo cd di "Banditaliana", Thapsos sono stati scritti da Carlo su musiche di Riccardo) compresi, lo diciamo per gli aficionados e i buongustai, alcuni inediti. Il concerto è organizzato dal Comune di Quarrata in collaborazione con i Cral dell'Asl 3 e della Breda nonché dell'associazione "Amici di Groppoli" (Muratori terrà un mini-recital alla Villa di Groppoli il primo febbraio). Poi, nei giorni successivi, Muratori terrà incontri-concerto nelle scuole materne ed elementari di Quarrata, continuando quello che per lui è diventato da quattro anni un appuntamento fisso con i giovani del Pistoiese. "Già 4mila studenti di 15 istituti di Pistoia, Serravalle, Quarrata, Massa e Cozzile - informa Loriano Martellini, animatore instancabile e appassionato del Cral Asl 3 - hanno assistito alle lezioni-concerto di Muratori, che hanno dappertutto riscosso un entusiastico successo. In particolare, mi piace ricordare i due incontri dell'anno scorso in Sala Maggiore del Comune e al Dopolavoro ferroviario di Pistoia con i bambini che, tenendo in mano dei fogliettini su cui avevano scritto Sciuri, sciuri, hanno circondato un Muratori emozionato e commosso invitandolo a cantare con loro". "Speriamo di riuscire ad affiancargli anche un cantautore toscano - cnfida Martellini -; sto pensando ad Alessandro Scavetta dell'Associazione Toscana Folk. Ma c'è come sempre un problema di soldi. Abbiamo bussato a molte porte, ma poche si sono aperte per noi, purtroppo. Non quelle di banche o istituzioni (anche se con il Comune di Pistoia abbiamo avviato un dialogo che speriamo continui e si concluda positivamente). La nostra proposta di lezioni-concerto nelle scuole con musicisti e cantautori è stata invece accolta dal liceo classico ''Forteguerri'' e dal secondo circolo didattico di Pistoia e inserita nei rispettivi piani dell'offerta formativa. Un altro progetto che abbiamo in mente è di provare a far fare a Muratori un concerto al Tau. Se ce lo concedono".
"In ogni caso - conclude Martellini - qualcosa faremo, raschiando il fondo delle nostre esigue casse, ma mettendoci come al solito tanta passione e buona volontà e sapendo di poter contare sulla generosità affettuosa degli artisti ospiti che non calcano la mano sui loro cachet".

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F.D.S. "L'Adige" - 10 luglio 2002 -

Grande partecipazione al concerto nei
giardini S. Chiara di Trento

I canti e i sogni della madre terra
A "Itinemri Folk", la Sicilia raccontata da Muratori

TRENTO - La tradizione musicale di una terra (in questo caso la Sicilia) che non diventa mai una semplice sedimentazione della memoria ma piuttosto si trasforma e si cala nell'attualità. E' questo il filo conduttore sonoro di un cantautore davvero interessante come Carlo Muratori protagonista del concerto proposto da Itinerari Folk lunedì sera. Una scelta, a nostro parere, vincente quella di Muratori capace di disegnare, con i due musicisti che lo accompagnano sul palco (Marco Carnemolla al basso e Francesco Bazzano alle percussioni) atmosfere e melodie di grande fascino attraverso i brani dei suoi ultimi dischi fra cui quel "Plica Polonica" che da anche il titolo al tour italiano di questo musicista. "I miei sono suoni e parole di un'altra terra - si rivolge così Carlo Muratori al pubblico che gremisce il Giardino S.Chiara - una lingua "vecchia", di uomini stanchi e vecchi, una lingua che molti considerano perdente ma che ho scelto per raccontarvi la mia musica".
Le radici quindi, il filo della memoria che si intreccia in ballate, hanno permesso a Muratori di farsi apprezzare dai critici più attenti alla musica-d'autore, in cui la musica tradizionale siciliana è ri-arrangiata e reinterpretata, e nello stesso tempo le nuove composizioni, le nuove canzoni, sono proposte nella nuova lingua siciliana d'autore.
Ci sono le immagini di "San Mastiano" (San Sebastiano) in cui Muratori riprende la tradizione devozionale fra sacro e profano, quelle di "Stella Maris" coi canti dei pescatori ma anche quelle di mafia, delle autostrade che esplodono trasformando "la Sicilia in Libano".
Muratori gioca anche con l'ironia riuscendo a raccontare una terra come altre terre piene di contraddizioni, dimostrando l'orgoglio mescolato con la nostalgia per valori e memorie oggi lontane. Una nostalgia che non è mai autoreferenziale ma è piuttosto voglia di guardare avanti e di non rinunciare alla lotta (lui che è stato dirigente sindacale della Cgil) come quella dei contadini che nel dopoguerra lottavano per la terra e per il lavoro. La musica è invece quella mediterranea, solare e insieme malinconica, dalle venature arabe, in un intreccio di suoni e di culture. Nessun manierismo quindi nelle canzoni di Carlo Muratori ma la voglia, il desiderio profondo, di mescolare l'arte antica alle parole di oggi, di cercare senza mai porsi limiti come solo i grandi musicisti sanno fare.

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>>> Veronica Tomassini su "La Sicilia" - 23 dicembre 2001 -

Conservare le parole. E' un miracolo, soprattutto quando si trasformano in documenti speciali, soprattutto quando il loro suono è il suono di un popolo, l'avamposto di una cultura che all'oralità deve l'esclusiva. Non è cosa nuova. Carlo Muratori, etnomusicologo e cantautore tra i più raffinati, è quasi il profeta di una ricerca musicale in loco, sicuro come è dell'importanza di un simile lavoro di censimento. Un'indagine che non di rado si trasforma in splendidi lavori discografici, unici eppure assolutamente devoti alla sorgente di cui sopra, ovvero gli anziani, custodi orgogliosi di annali mnemonici praticamente inediti, fatti di novene, filastrocche, canti tradizionali e poco frequentati. E la ricerca continua in questi giorni, a Feria, con i vecchi saggi del paese, loro impresteranno un tesoro (non di nicchia. Muratori ne è fermamente convinto) di parole appunto, il cantautore siracusano la sua chitarra, il suo gruppo, i suoi studi, la sala di incisione.

Si filmerà e registrerà tutto Muratori, probabilmente sintetizzerà il risultato in un cd, riuscendo ad esaltare, come sempre, un' identità popolare misconosciuta, capace di soverchiare convinzioni deboli e incauti scetticismi, capace di rintuzzare il fragile campanilismo dei nuovi uomini di quest'isola. Come ? Dicevamo, facendo parlare i vecchi. «L'incarico è arrivato dal sindaco del borgo - racconta Muratori - E' iniziata cosi questa campagna di rilevamento etno-musicale sui fenomeni sonori del luogo». 1 canti del­l'aia e della trebbiatura, le serenate, le novene natalizie, eseguite dai cantori popolari in giro per strade e vicoletti o davanti i numerosi presepi allestiti dalle famiglie. «Bisogna vincere la diffidenza di questa gente, - prosegue l'etnomusicologo - la legittima ed inevitabile diffidenza che serve a difendere i propri averi. i tesori chiusi dentro gli scrigni della memoria».

Nove giorni dunque dedicati alla parola, ed è chiaro anche alla musica, laddove però la prima non debba essere necessariamente cantata. «Certa musica è amorevolmente, indissolubilmente - dice - legata alle parole, al loro significato. E c'è un tempo in cui queste parole vanno dette. Lo sto vivendo io questo periodo, un momento di parole, senza musica». Così è stato a Catania (il, 19 novembre scorso), in un incontro dagli esiti stupefacenti, tutto impregnato sull'apologia della lingua dialettale, sul futuro legato a stretto nodo con la canzone d'autore. Il luogo, non a caso, non era istituzionale, era la Libera Università della Patria Siciliana, brulicante di giovani, appassionati, curiosi. Muratori non doveva usare la sua chitarra, doveva raccontare, gli si chiedeva di insegnare, ricordare, usare le parole fuori dal dominio musicale, inseguendo la stessa magia, rendendola ugualmente.

«E' venuta fuori una situazione che mi ha spaesato - prosegue il musicista - La gente, almeno quella che era li, era interessata al fenomeno della musica etnica, più di quanto io stesso potessi immaginare. Ho finito appena il mio bel discorsetto, ricco di citazioni e con ascolti di tracce scelte da cd rarissimi, che sono stato sopraffatto da domande, curiosità, richieste di titoli di questi dischi. Soprattutto raccolsi i lamenti di quanti si dannavano del fatto che certo materiale, certi documenti sonori siano praticamente introvabili». A Monterosso Almo, sempre nello stesso periodo, si verificò qualcosa di simile. Stavolta l'argomento era un laboratorio di musica etnica, ospitato dal circolo giovanile del paese. Muratori doveva semplicemente educare, dunque ancora parole, benché sulla musica. Fu un evento: per i giovani il suggello di una nascita, una nuova passione, per il musicista una sorgente strabordante di emozioni.

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RECENSIONI SU PLICA POLONICA

 >>> GianLucaBarbieri su  La cronaca di Cremona 19 luglio 2003
OSCILLARE TRA RECUPERO DELLA TRADIZIONE
E COLTA RICERCA INDIVIDUALE

Carlo Muratori è un cantautore siciliano, di Siracusa per l'esattezza, che dal 1975 studia la cultura popolare della sua terra ed in particolare la musica tradizionale trasmessa oralmente dal popolo. Le sue ricerche sono state musicate e diffuse dal suo primo gruppo musicale, "I Cilliri", che si è incaricato di far conoscere i canti di lotta e d'amore della Sicilia in due cd, "Sutta 'n velu" del 1979 e "Dda bbanna a muntagna" del 1980. La sua ricerca si è allargata anche alla religiosità della sua gente, e dai suoi studi sono nati due spettacoli, uno sui canti processionali del venerdì santo e uno sul Natale e le sue tradizioni popolari. Il suo primo album da solista, "Afrodite", risale al 1987, e presenta un'interessante ricerca musicale di impianto etnico, con contaminazioni di folk, jazz e pop, strumenti acustici e tradizionali a fianco di altri elettrici ed elettronici. Con la CGD-Warner pubblica due straordinari cd: "Canti e incanti" del 1994 (vincitore tra l'altro del premio Ciampi) e "Stella Maris" del 1996. La sua fama nel frattempo, pur non raggiungendo il grande pubblico, si espande: due suoi brani sono inseriti nella colonna sonora della "Piovra 7" e risulta trionfatore dell'IBM World Musica Festival di Belo Horizonte in Brasile. La sua attività procede su diversi livelli: l'organizzazione di eventi culturali, la produzione musicale e la ricerca etno-grafica. Dopo aver partecipato al cd "Thapsos" di Riccardo Tesi, ha realizzato nel 2001 "Plica Polonica", il suo più recente album cantautorale. Basta ascoltare questo straordinario cd per entrare in un contesto musicale denso di suggestioni, in cui il recupero della tradizione e delle sue ammalianti sonorità si innesta su una ricerca individuale colta e raffinata. I testi hanno il piglio della poesia vera, quella lontana dai luoghi comuni e dai facili autobiografismi sentimentali. Il dialetto e l'italiano si accostano, creando un substrato linguistico che va perfettamente di pari passo con la musica, realizzata soprattutto con strumenti popolari, tradizionali, acustici, con inserti eterogenei (come in "Sammastianu') che creano atmosfere di grande fascino. Al fianco di Muratori, autore di parole e musica di quasi tutti i brani, troviamo Giovanni Arena al basso, Riccardo Gerbino al cajon, djembè, tinja, darbouka, Daniele Sepe al sax, Rosario Jermano alle percussioni, Luciano Serra al piano, Puccio Panettiere e Claudio Fossati alla batteria, e altri che sarebbe troppo lungo elencare. Un disco importante, che ha il potere di incantare fin dalle prime note e di invitare ad addentrarsi nello spessore delle sue canzoni per coglierne le sfumature, gli echi e le intime vibrazioni.
GianLuca Barbieri


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>>> LivioMarchese su  www.16noni.it/musica    03 marzo 2002
Finalmente dopo aver tanto pazientato eccoci fra le mani il successore di "Stella maris", album che nel '96 ricevette il plauso di tutte le maggiori testate ma che passò quasi inosservato agli occhi del pubblico. Tant'è vero che la CGD senza farsi troppi scrupoli ha letteralmente scaricato l'artista e il disco, così come il precedente "Canti e incanti", è oggi fuori catalogo e reperibile solamente nel mercato dell'usato.

Per nostra fortuna il musicista siracusano in questi cinque anni non se n'è stato con le mani in mano. Ha rimesso in sesto la sua vecchia etichetta Folkstudio e ha inciso due album, "Stidda di l'Orienti" e "Pesah", entrambi composti da rielaborazioni di canti tradizionali siciliani, l'uno natalizi, l'altro pasquali.

Con "Plica Polonica" invece si torna sull'altro versante dell'opera del musicista, quello non meno stimolante e coraggioso della canzone d'autore in lingua siciliana. Dal punto di vista musicale il disco pur avendo subito una gestazione molto lunga e travagliata risulta particolarmente compatto. Sono presenti, è vero, alcune sbavature. Ad esempio quel banale riff di chitarra elettrica che conduce "L'incantatrice" è un po' fuori luogo e l'arrangiamento di "Rosamarina" è eccessivamente standardizzato. Ma nel complesso Muratori fa un altro centro e in alcuni casi la produzione fa miracoli. Basti ascoltare le raffinatissime sovrapposizioni di chitarre acustiche in "Ppi tia stasira", o la versione live dell'ormai classica "Turi nu parro'" qui impreziosita dal sax di Daniele Sepe e dalla voce di Auli Kokko o il brillante etnofolk "Sammastianu", in cui il ritornello gridato dai devoti del santo protettore diventa l'occasione per una lunga invettiva in cui vengono messi "ferro e focu a li putenti/ malacarni e sbriugnati/ ruina di la terra e di li genti/ 'mbrogghia populi e briganti".

Sono brani come questi a renderci sempre più convinti del fatto che Muratori sia ormai uno dei pochi musicisti in Italia (il solo?) capace di affrontare un percorso così coerente e ben caratterizzato. Il paragone con l'ultimo De Andrè è sicuramente esagerato, ma, se Muratori non ha ancora inciso un "Creuza de ma" potrebbe essere solo questione di tempo. E in ogni caso i suoi dischi, probabilmente non a livello di disegno globale, ma sicuramente a tratti, contengono brani che ne potrebbero essere tranquillamente all'altezza.


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 >>> Francesco Casale su Rock on Line - 19 maggio 2001 -

E’ durata due anni la realizzazione materiale di questo disco. “Praticamente una vita” dicono le note e, interpretiamo noi, non è solo un modo di dire.
Il paragone con “Creuza de ma” (ma anche con i successivi dischi) di Fabrizio De André o con certe cose di Caetano Veloso (e la lista potrebbe continuare) sarà scontato, ma è quello che balza subito alla mente ascoltando questo “Plica colonica” (non tagliate quella treccia) a partire dalla prima traccia “Ppi tia stasira”. Gli ingredienti ovviamente non sono gli stessi ma il modo di miscelarli è simile. Ci sentiamo di dire che forse anche grazie a quei dischi Muratori ha trovato il modo per far convivere la tradizione siciliana e un gusto aperto, verso la canzone d’autore come verso suggestioni d’altre etnie. Ma, attenzione; quel che si intuisce dall’ascolto è che questa dimensione l’abbia in gran parte cercata semplicemente dentro se stesso tanto è naturale, fluente e circuente il risultato finale. Per questo quel “praticamente una vita” è da prendere alla lettera. Si resta avvolti in sonorità calde, vere e vive come, citiamo a caso e ad istinto, quelle di un tamburo a cornice e dei suoi riverberi (“Ppi tia stasira”) o di una fisarmonica che passa in “Kujeta la menti” e non lascia uguale la canzone anche quando se n’è andata, come una bella donna passa in una strada e non la lascia uguale. O ancora il piccolo grappolo di note di chitarra in mezzo a “Fina ca cci semu”, il pianoforte del frammento “Sutta li to’ finestri”, i ricami di percussioni di “Fimmina”. O, ancora, il sax contrappuntante di Daniele Sepe e la voce di Auli Kokko in “Turi nu parrò”, secca e sferzante, o la chiusura del disco con l’inserto vocale di una ninna nanna registrata sul campo in “Rosamarina”. E, ripetiamo, sono solo degli esempi. Ma anche quando sono di scena una chitarra elettrica e un hammond (“L’incantatrice”) il frutto è succoso. E anche il basso praticamente sempre presente è corposo e mai fuori luogo. Onore al merito quindi anche per i musicisti coinvolti che hanno dato un apporto non indifferente.
Si avverte in questo disco anche una produzione accurata, come avviene spesso per certe produzioni italiche. C’è un’omogeneità di fondo che in questo lavoro diventa una virtù, anche se tutti i brani (otto inediti e due frammenti tradizionali) sono stati accuditi in tutta la gestazione come fossero un album intero, e si sente. Magari qualche pezzo non mantiene la media alta del resto del disco, vedi “Fimmina” in qualche modo più scontata e irrisolta, ma questo non inficia nulla.
Non resta che augurare a questo disco di Muratori quello che si merita in termini di vendite o anche solo di visibilità, ma già con altri suoi lavori come “Stella Maris” o “Canti e incanti” era successo lo stesso e lui aveva continuato ad essere invisibile per molti.
Probabilmente questo buon disco fatto d’amore, d’asprezza temperata, di ricchezza espressiva non raggiunge i livelli dei capolavori di De André. Ma siamo sicuri che la suggestione dei nomi non accechi troppo?

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Roberto G. Sacchi su FOLK BULLETIN  - Marzo 2001 -  

La plica polonica è una treccia che le dispettose “ronni di casa” (donne di casa, spiriti che vivono in ogni abitazione di Noto, Siracusa) formano nottetempo nei capelli dei bambini; tagliare questa treccia, inestricabile, è un affronto per le “ronni” che, ferite nell’orgoglio, potrebbero punire il piccolo con lo strabismo o il mal di schiena. É da questa citazione (C.Avolio, “Canti popolari di Noto”,1875) che il cantautore Carlo Muratori prende lo spunto per un disco tanto sofferto nella sua fase di concepimento e di realizzazione (durata in pratica due anni) quanto riuscito. Otto canzoni inedite e due frammenti tradizionali costituiscono la sua ossatura, forte e densa di sostanza come tutte le più recenti produzioni di Carlo, già segnalato a suo tempo su queste colonne come fra le cose migliori che la produzione cantautorale in lingua non nazionale abbia prodotto. “Plica Polonica” aggiunge ai precedenti “Stella Maris” e “Canti e Incanti” (“Pesah” è un episodio, per quanto prezioso, discograficamente a se) una sensibile compattezza dal punto di vista dell’amalgama strumentale; al primo ascolto emergono le chitarre, le ritmiche fantasiose delle percussioni, un suono di presa immediata, secco, essenziale eppure saporito e profumato.Al quale contribuiscono musicisti per i quali il ruolo di comprimario suonerebbe come un’offesa, quali Giovani Arena al basso, Claudio Fossati alla batteria, Riccardo Gerbino alle percussioni etniche, Francesco Calì alle tastiere, con un cammeo di Daniele Sepe e l’inseparabile Auli Kokko in una traccia. Poi, via via, come sfogliando un libro di immagini, dopo i suoni si apprezzano le storie raccontate, i personaggi come Turi, l’attimo fuggente, i sogni (o forse gli incubi) di visioni fra realtà e fantasia, le invocazioni, l’essere donna, Madre…temi cari a Muratori, protagonisti di canzoni di oggi, espressioni di ansie e valori, attese e sofferenze di sempre. I riferimenti alla tradizione, nelle sue composizioni, non sono mai pretesti, non sono tributi a mode correnti, così come il ricorso a una lingua non convenzionale; così come la riproposta di frammenti etnografici è inserita a pieno titolo in una dimensione poetica nuova, come le storie raccontate in una sorta di tempo parallelo, in un mondo altro, forse quello delle “ronni di casa” e della loro treccia, forse quello di oggi con tutte le sue contraddizioni. Non c’è serenità buonista, non c’è arcadia, nemmeno la memoria sembra tranquillizzare…Carlo Muratori è, nel suo modo tutto personale, uno dei migliori interpreti delle angosce e del disincanto di chi vive nel 2001; che abiti a Siracusa, patria del pizzaiolo più visto in TV, o a Roma, dove “Il grande fratello” è stato girato, o a Milano, dove è stato prodotto, cosa cambia? Cosa c’è da stare allegri? ”Ci semu fina ca cci semu, e poi nun semu chiù…”

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>>> Alex Saccomano su SUONO - Febbraio 2001 -


Non tagliate quella treccia è il sottotitolo del nuovo lavoro di Carlo Muratori, un "cantastorie" nostrano (nella migliore accezione del termine) che dal 1997 ha prodotto musica diversa "dalla marmellata omologante, insipida e noiosa che stiamo spalmando ormai su tutte le cose" pubblicando cinque dischi. Carlo Muratori è artefice della associazione culturale Folkstudio-SR e, assieme ad un ensemble di musica stabile, ha intrapreso campagne di ricerca sulla musica siciliana. Il disco attuale, oltre ad avere radicate matrici di musica etnica porta con sé alchimie di connubi audaci: con il rock, il jazz il pop. Canti popolari che trovano una nuova prospettiva e collocazione in questo panorama tedioso attuale. Ricerca, cultura, intuizioni e scintillanti arrangiamenti incorporano la voglia di sperimentazione come, nell'album Pesah del 1999, le elaborazioni per coro polifonico ed orchestra sulle variazioni delle lamentazioni del Venerdì Santo siciliano. Non tagliate quella treccia deriva dalla credenza ripresa nei canti popolari di Noto del 1875 (come per i Mazapeguli dell'Emilia), dell'esistenza di spiritelli: le Donne di casa, che si accaniscono contro i bambini facendo dispetti. Talvolta sono benevole e il segno del loro "affetto" si manifesta con una treccia inestricabile nei capelli del bambino; questa treccia non va tagliata.

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>>> John Vignola su MUCCHIO SELVAGGIO DAL 6 AL 12 - Febbraio 2001 -

Che sia poetica e trasognata (Kujeta la menti) o più agguer­rita ed etnica, la propensione musicale di Carlo Muratori non lascia mai indifferenti. In essa si stratificano storie anti­che e voglia di esprimersi senza nostalgie gratuite: del resto, l'attività di studioso etnico condotta dall'artista negli ulti­mi anni è servita a rafforzare il senso di intreccio fra canzone d'autore storica e poetiche po­polari senza tempo presente nella sua opera, tanto apprezza­ta dalla critica (vinse nel '94 il Premio Ciampi ed altri ricono­scimenti con Stella Maris, del '96) quanto sfortunatamen­te non troppo seguita dal pub­blico.Plica Polonica appare così come un atto di sopravvivenza dell'arte nei confronti dell'omolo­gazione dei prodotti di fabbrica, di qualsiasi tipo: ravviva an­tiche processioni, parla di cose e sentimenti universali con un senso di identità regionale forte e meditato, si tinge di malinco­nia e di crepuscolo senza essere retorica, riprende due fram­menti del corpus di musiche popolari siciliane di Alberto Favara e licenzia almeno tre piccoli capolavori (Fimmina, Sammastianu, la già sentita Turi nun parrò). Il segreto di una ta­le ricchezza espressiva sta proprio nella fierezza con cui viene porta (illuminante al riguardo Rosamarina, su testo di Giampiero Mazzone), nella scelta di comunicare prima che di ven­dere.Mentre la frammentazione che intride ogni nostro movimento attuale ripropone con urgenza il problema delle tradizioni e delle culture linguistiche, Plica Polonica - Non tagliate quella treccia raffigura sicuramente una via di fuga da seguire per ricostruire meglio il presente ri­prendendo possesso del proprio passato.

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>>> Antonio Vivaldi su ROCKERILLA - Febbraio 2001 -

Alla fine ci si stanca anche di spie­gare quanto sia bravo Carlo Murato­ri, uno che sa fare proprio tutto: com­porre, ricercare, suonare, arrangiare. organizzare... "Plica Polonica" è il suo quarto disco da solista (se si esclude "Pesah", eccellente progetto del 1999 dedicato alle lamentazioni del vener­dì santo in Sicilia) e naturalmente è un gran bel disco. Addirittura, se riu­scisse a mantenere il livello strabilian­te dell'iniziale "Ppi tia stasira", can­zone che respira di sole, vento e voci d'altrove, sarebbe una delle cose più belle incise in Europa in ambito “etni­co”. Forse lo è comunque, visto che "Sammastianu" può contare sulla stessa travolgente unione di epos rit­mico. suggestioni arabe e impeccabi­le arrangiamento acustico, che "Fram­mento Secondo" è toccante roman­ticismo popolare per voce e piano e che "Turi Nun Parrò" fa salire in alto la rabbia insieme al sassofono di Da­niele Sepe.  E se "Fimmina" pecca di troppa attenzione alle belle forme e "Rosamarina" soffre per una batte­ria risaputa, a diminuire davvero l'im­patto resta solo l’inspiegabile guizzo in stile vecchio rock chitarrone de "L'incantatrice". Che poi, data la si­tuazione del mercato musicale italia­no, muovere critiche a un disco come questo è proprio da scemi. Ma si sa che a quelli bravi come Muratori (che viaggia a livelli inarrivabili per il 90% dei suoi colleghi italiani) si chiede sempre un po' di più.


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Franco Carratori su IL TIRRENO - 11 Febbraio 2001

CARLO MURATORI, «Plica Polonica - Non tagliate quelle treccie», Ird. Rispondiamo subito all'inevitabile domanda: la plica polonica è la treccia che le nonne di casa, pietre miliari delle tradizioni popolari, intrecciavano alle bambine come risposta a qualche oscura minaccia nei loro confronti; la treccia, in questi casi, non andava nè sciolta nè tagliata. Per Carlo Muratori la treccia rappresenta il legame con la tradizione popolare che appartiene a tutti quanti e questo suo nuovo Cd è una conferma preziosa del talento del musicista siciliano. Non lo scopriamo da oggi e appare umiliante, per chi ama la buona musica, che un simile musicista si trovi attualmente senza contratto discografico. L'album, completamente autoprodotto, prosege nel percorso etnico iniziato da Muratori sul finire degli anni Settanta, ma ci sono alcune novità rispetto alle sue opere più recenti e se rimane il forte abbraccio della tradizione, la lingua usata non è più soltanto il siciliano, ma una commistione tra italiano e dialetto. Un lavoro di grande spessore, da non perdere.


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GianniCaracoglia su ROCKSTAR - Febbraio 2001 -

Sono passati quasi cinque anni da Stella Maris, ma non invano. Tagliati i legami con le major, Muratori non taglia quelli con la tradizione sonora che lo accompagna da un quarto di secolo. Da qui il titolo del nuovo disco da lui interamente prodotto avvalendosi di ottimi musicisti tra i quali Claudio Fossati, Rosario Jermano e Daniele Sepe. Risultato: una crescita artistica che raggiunge vette di alto respiro. I legami con la terra d'origine - la Sicilia - restano soprattutto di tipo culturale, inevitabili per un musicista che da sempre scava nelle radici popolari, e che si esprimono essenzialmente nel cantato in dialetto e in due citazioni del repertorio tradizionale. Sia queste ultime, però, sia i brani originali vanno a reinterpretare la grande melodia e le grandi emozioni senza tempo per arrivare a nuove soluzioni dove la canzone d'autore (quella con una storia da raccontare, un linguaggio appropriato ed un significato sonoro) allarga le radici - il tutto condito da canoni espressivi altri come il rock, il jazz, il blues, il tango- fino a superare i confini espressivi d'origine.
Voto  8/10


>>> Enzo Pavoni su AUDIO REVIEW - Febbraio 2001 -

Non sappiamo quanti fra coloro che si interessano di musica conoscano Carlo Muratori, eminenza grigia del folclore popolare proveniente dalla fertile (in tutti i sensi) terra di Sicilia. Si tratta di un ricercatore con il piglio dell’etnomusicologo, una sorta di segugio sempre in cerca di tradizioni perdute da dissotterrare e poi consegnare, opportunamente aggiornate, al futuro, ma anche un infaticabile agitatore capace di proporre soluzioni inedite agli illustri colleghi del settore, che in gran numero continuano ad usufruire del suo talento. Ultima in ordine di tempo, la collaborazione con l’evoluto suonatore di organetto Riccardo Tesi. “Plica Polonica”, che raccogli e otto canzoni scritte da Muratori e due frammenti tradizionali, propone nuove ipotesi per la musica d’autore contemporanea, dove i dialetti locali e la lingua madre provano a convivere nel medesimo spazio. Ma è come sempre la viva voce dell’artista a chiarirne in modo inequivocabile le intenzioni: “Io scrivo canzoni, e curo la mia memoria resistendo, come posso, a questa marmellata omologante, insipida e noiosa, che stiamo spalmando oramai su tutte le cose. Ma forse anche perché, intimamente, nutro la sciocca vanità che queste possano arginare ed allontanare l’inevitabile oblio”. Cosa altro aggiungere che non risulti scontato? Possiamo soltanto prevedere (ma è una facile previsione) che “Plica Polonica” verrà inserito fra gli immancabili “dischi da portare nell’isola deserta”, a testimonianza del nostro folclore più nobile. Difficile resistere alla bellezza cristallina di brani quali “Rosamarina”, “Ppi tia stasira”, “Vitti ‘na navi”, “Sammastianu”, “Sutta li to’ finestri”, “Kujeta la menti”. Una perla.    

SUONI DAL SUD    Qualità artistica  9   Qualità sonora  9

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>>> Cico Casartelli su DELROCK.IT - Gennaio 2001 -

La storia che porta a Plica Polonica parte da lontano. È quella di Carlo Muratori, cantautore siciliano di Siracusa già attivo negli anni Settanta, prima alla corte del noto entmusicologo Antonio Uccello e poi ne I Cilliri, formazione dedita al recupero dei canti tradizionali della Sicilia. Una preparazione, si capisce, non certo simile a quella dei tipici esponenti del pop nazionale, come poi si è potuto costatare nei seguenti lavori del musicista: cinque, tutti per un verso o per l’altro interessantissimi. Plica polonica (letteralmente «non tagliate quella treccia»), sesta fatica solistica dopo un paio di album dedicati a temi sacri come Natale e Pasqua mediati dalla tradizione musicale siciliana, riporta l’artista sul terreno di una musica meno didattica. Senza paura di esagerare, se la bravura di un musicista non si misura in copie di dischi vendute, Carlo Muratori è fra i migliori cantautori italiani in attività. Musica, la sua, che profuma di world ma che è anche intrisa di folk, o meglio, di ricerca delle proprie radici: come accade ascoltando l’opera di tesori nazionali quali Franco Battiato e Fabrizio De André oppure di grandi trovatori provenienti dall’altro emisfero come Caetano Veloso, tutti nomi che certo non saranno un mistero per Carlo Muratori, come s’arguisce ascoltando ciò che finora ha prodotto. Un disco che non è né un’opera difficile né per pochi: semmai un album da ascoltare con attenzione e da apprezzare per come il protagonista riesce a svicolare i soliti, stantii cliché della musica nostrana. È così che in Plica polonica si ascoltano originali cantati in dialetto siciliano (siracusano?) (Ppi tia stasera, Turi non parrò e Kujeta la menti), che si svolgono fra l’amore, l’asprezza e anche la politica del vivere quotidiano in una patria bellissima e tremenda come l’isola; la poesia di due frammenti tradizionali come Vitti ‘na navi e Sutta li tò finestri; e un brano-mosca bianca quale L’incantatrice, cantato in italiano e con un carattere quasi rock. Il tutto cucito con una finezza, una passione e una qualità che tutte le grandi produzioni, cui siamo abituati oggidì, non potranno mai possedere.


>>> Luca Doni su IL TIRRENO - 9 Febbraio 2001 -


Fabrizio De André, durante l'edizione '97 del Premio Ciampi, dichiarò che Carlo Muratori era il musicista-autore più interessante che avesse ascoltato in quel periodo. Nel '95, proprio al suo debutto discografico, il Premio Ciampi gli conferì il premio per il miglior debutto discografico dell'anno. Oggi, a distanza di cinque anni, si trova a dovere autoprodurre il nuovo album perché nessuna grande etichetta discografica ha voluto metterlo sotto contratto. Una vera vergogna dell'industria discografica che ormai ha perso ogni contatto con la vera realtà della musica come arte pensando esclusivamente al profitto senza alcuna progettualità. Carlo Muratori è siciliano, canta e suona la sua terra in modo unico, e questa sera si esibirà in concerto al Dopolavoro Ferroviario di Pistoia. Da martedì è nella città a fare alcune lezioni sulla musica e lo incontriamo telefonicamente.Che cosa stai facendo a Pistoia?
«Alcune lezioni concerti nelle scuole superiori della città, principalmente sulla musica popolare, per far loro conoscere musiche non pubblicizzate da nessun mass media, me che meno radio e televisioni».Un problema che ti colpisce direttamente?«Certo, venendo a Pistoia direttamente in auto dalla Sicilia mi sono ascoltato tutti i tipi di radio possibili e le musiche che si ascoltano si riducono a quei 10-20 brani di successo del momento, tutto il resto non esiste ed i giovani per forza ascoltano solo determinate musiche. Le canzoni in lingua regionale, come le mie, raramente vengono trasmesse».Anche per pubblicare un tuo album ti sei dovuto autoprodurre?
«Non ho un contratto discografico e il nuovo album è distribuito dalla Ird che cura anche i rapporti con i giornalisti specializzati».Cosa significa «Plica colonica. Non tagliate quella treccia», il titolo di questo nuovo disco?«Fino a 100 anni fa in Sicilia quando i bambini nascevano con una sorta di treccia nei capelli si diceva che erano stati gli spiriti, le cosiddette «donne di casa» che intrecciavano i capelli ai bambini. Era segno magico, in termine scientifico si chiama proprio plica colonica, che nessuno doveva tagliare pena l'ira delle «donne di casa». Non tagliare quella treccia quindi anche come non voler tagliare le radici con una tradizione popolare a cui sono molto legato».De Andrè dichiarò che eri il musicista che apprezzava maggiormente, cosa ne pensi?«Mi fa estremamente piacere. Credo che abbia captato una sorta di mia autenticità. D'altre parte anche lui negli ultimi suoi lavori era riuscito a scrivere musica nuova inanellandola con radici antiche, popolari. Cerco di legarti a questi suoni, creando appunto una sorta di nuova autenticità musicale».


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