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Rassegna
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Carlo Muratori
ODD TIMES RECORDS OTR002, 2008
FOLK CONTEMPORANEO/SICILIA
È sacrosanto che un recensore abbia delle debolezze, delle simpatie, delle certezze. C’è tutta una vita per cercare di essere obiettivi, per relazionare più o meno asetticamente di questo e di quell’altro… chiediamo venia, con Carlo Muratori non ci riusciamo. Ci piace troppo quella sua personalità che riesce a essere coerente e molteplice, quel suo incazzarsi ma senza mai rinunciare alla poesia, quel suo essere così profondamente e intimamente siciliano eppure cittadino del mondo, quel suo saper padroneggiare la propria lingua natale ma affrontando altri idiomi, non come sfida ma con la serenità di un esercizio di stile, alla ricerca di suoni diversi, da sperimentare.
Musicalmente parlando, Mu ratori è maestro nel miscelare echi tradizionali a energiche progressioni che testimoniano una perfetta conoscenza del rock, sia pure espresso in modo quasi minimale insieme ai fidi Marco Carnemolla (basso) e Francesco Bazzano (percussioni), ai quali si affiancano in La padrona del giardino Stefano Melone, Giancarlo Parisi, Francesco Calì (ottima la sua fisarmonica) e altri, tutti coinvolti e convinti dalla personalità del leader. Di Muratori, poi, ci sono sempre piaciute le fonti ispirative. Se può essere prevedibile dedicare una canzone alla tragedia di Nassirya, sia pure vista da un’angolatura forte e originale, più originale resta l’intuizione che lo ha portato ad aprire il disco dedicando una traccia al tamburo e a chi lo suona: “Tu prova a stare in verticale proprio al centro di un tamburo… il cerchio è la tua casa grande, intorno tutto il tuo giardino, il bordo &egr ave; come un orizzonte, la pelle come la tua fresca fonte”. Particolarmente riuscita anche la rilettura di Ciccio, uno dei classici muratoriani tratto da Stella Maris del 1996 ora divenuto ‘Mpare: sapersi rileggere non è esercizio facile, ma a Carlo Muratori riesce bene anche questo. Sono quindi molti i motivi che ci hanno fatto sbilanciare a suo favore in occasione della recente assegnazione della Targa Tenco: purtroppo il premio si è fermato banalmente a nord, ma se avesse preso la strada di Siracusa nessuno avrebbe potuto dire qualcosa in contrario. Alle mani, al cuore e alla voce di Carlo Muratori è affidata una fetta importante del rilancio della Sicilia terra di cultura antica e contemporanea: a noi, adesso, il compito di aiutarlo, iniziando col comprare questo disco (la distribuzione Egea ne garantisce la fac ile reperibilità), ascoltarlo e condividerlo. Difficile farne a meno.
Roberto G. Sacchi
Nel nuovo disco Carlo Muratori sperimenta il connubio tra lingua, dialetto e
musica
di Daniele Cestellini
Nel nuovo disco Carlo Muratori sperimenta il connubio tra lingua, dialetto e
Musica Muratori ci ha regalato una combinazione originale e una selezione attenta di
elementi musicali e testuali che fanno del suo ultimo disco “La padrona del
giardino” una delle esperienze più interessanti degli ultimi anni nel campo della
musica di ispirazione popolare.
Le connessioni sono straordinarie: gli equilibri tra l’evocazione delle espressioni
tradizionali e le composizioni originali si inquadrano in un’armonia non comune.
Le parole sono morbide e modellate con grande maestria. D’altronde Carlo
Muratori è un grande navigatore di questo mare di musiche popolari. Antiche e
contemporanee. O di musiche nuove, oggi paradossalmente innovative più di
altre, proprio in virtù del loro legame con il patrimonio sonoro di tradizione orale.
Ogni volta è straordinario scoprire la profondità di questo mare, tanto ampio è lo
spettro di quei suoni che oscillano tesi fra le mani e le corde di persone lontane
dallo spettacolo più convenzionale. “Fabbrico” è un esempio straordinario
dell’ordine cui si fa riferimento: allo stesso tempo, infatti, il brano riflette le mille
articolazioni del progetto – che va annoverato senza dubbio nelle produzioni
“d’autore” di Muratori, che egli stesso separa da quelle elaborate a più stretto
contatto con la “musica popolare” – e registra molti degli elementi di stile che
sono presenti in tutto il disco. In un certo senso, è come se l’incastro e la metrica
delle narrazioni ci spingessero a toccare ogni singola sillaba – a toccarne il
corpo, la pelle – ad avvicinarsi piegandosi in avanti verso la fonte del suono,
quasi fosse possibile modellarne l’ordine e il profilo con l’ascolto: “lavoro da un
po’ di tempo su una terra in mezzo al mare/ la sua storia e il suo passato mi
piace puntellare”. Alcuni passi riflettono la sintonia e l’armonia che il cantante
Muratori ricerca nell’isola, così come ritraggono il livello della selezione poetica
del musicista Muratori: “mi piace dare un tetto alle parole siciliane/ alcune
preziosissime come perle di collane/ molte hanno le rughe/ sono senza
compagnia/ mi piace custodirle/ farne poesia”. Che si integra col suono di “E la
vo lu figghiu beddhu, quannu crisci lu faciemu munacheddhu; munacheddhe ra
badia, ccu Ggesuzzu e ccu Maria”, frammento di una ninnananna tratta da
“Musica e tradizione orale a Buscemi”, della collana “Archivio Sonoro Siciliano”.
Il disco scorre tra argomenti diversi, attraverso i quali si delinea l’interesse
dell’autore nei confronti di una narrazione certamente innovativa, sia dal punto di
vista musicale che testuale. In questo quadro gli argomenti trattati spaziano dalla
ricerca intimistica e dalla riflessione introspettiva, all’interpretazione e alla
proposizione di temi di attualità. Queste scelte appaiono molto interessanti sia sul
piano del contenuto che sul piano del metodo. Le suggestioni di “Nassiriya”, ad
esempio, si amplificano sicuramente grazie alle scelte musicali – di cui
accennerò fra breve – ma è soprattutto il testo a destare l’attenzione. Anche in
questo caso le parole sono sottoposte ad uno studio attento da cui emerge la
forte musicalità di un incastro che Muratori propone al meglio. Come ho già
sottolineato, il dialetto e l’italiano si integrano e si alternano, disegnando un flusso
di suoni armonico che rende l’ascolto sempre interessante: “Era un camion o un
animale?/ l’occhi nun lu pottinu taljari/ Era un lampo senza tuono/ leggiu leggiu
comu’n fogghiu di giurnali”. Lo svolgimento nello scenario qui descritto riconosce
alla riflessione un solo epilogo, chiuso, arginato da un indefinito senza soluzione.
Carico di angoscia e dubbi, senza risposta: “Bedda cu’u sa se tornu”, che si
inquadra in una rappresentazione veritiera, precisa, allo stesso tempo
paradossale e moderna, della guerra, dei suoi motivi ed esiti: “Bella domani
parto/ che la guerra è pane e lacrime/ Bedda dumani partu/ ca la guerra è pani e
lacrimi”. E la musica incornicia ogni tono e ogni fonema in una relazione diretta:
anche quando si apre lo spazio musicale, non si avverte una riduzione
dell’orizzonte, piuttosto prendono forma più nettamente l’immaginario del
narratore. Lo squarcio del nay in “Nassiriya” è una finestra sulla visione evocata,
è un soffio che sembra una raffica, una scarica. È il vento e il volo, come una
foglia d’arancio, “comu pampina d’aranci”. È una lama vibrante, stridula e
suadente, che come un rasoio – ci ricorda Muratori – taglia in due il lenzuolo del
cielo di chi ascolta.
>>> Adriano Lanzi su "CRAKWEB.IT"
- 01 SETT 2008-
Convincente nuova prova discografica per una delle voci più personali del cantautorato siciliano
Voto: 7,5
A trent'anni dai suoi esordi con I CILLIRI, gruppo che riprendeva - non filologicamente, ma con rispetto - il patrimonio musicale popolare siciliano, i canti di lavoro, di lotta e s'amore della sua terra, e a più di venti dal suo primo disco da solista, per tacere dei festival internazionali, colonne sonore per la tv e il cinema, musica di scena per il teatro e rielaborazioni delle lamentazioni del Venerdì Santo, il siracusano Carlo Muratori, sempre in bilico tra recupero della tradizione etnica e scrittura personale attenta al suo presente, rimane un genuino artigiano della canzone, piuttosto defilato dal circo mediatico un po' per sorte e un po', sospettiamo, per intima disposizione d'animo.E in artigiano non si legga una diminutio: ha a che fare più con la dedizione amorevole di chi fabbrica qualcosa mettendoci ogni volta del suo (e lo dice lui stesso in Fabbrico: "Fabbrico da sempre come è scritto sul mio nome") che con il distacco routinario e a volte mortifero del mestiere. Il nuovo La Padrona del Giardino, in bell'equilibrio tra vissuto interiore e tensione collettiva - a tratti diremmo civile - riguardo le problematiche della Sicilia, contiene 10 tracce che, pur intrise di folk e di mediterraneità, dispiegano una scrittura e un tessuto sonoro perfettamente moderni, trasversali. Sporadici e mai invadenti campionamenti convivono così in modo organico con gli strumenti acustici, come i fiati etnici assortiti di Giancarlo Parisi e, caso limite, il quartetto d'archi che fa capolino in Stranu Amuri. C'è una visione musicale d'insieme sapiente appunto, esperta, che mette gli strumenti - elettrici o tradizionali fa lo stesso - al servizio di quello che sembra sempre essere un racconto: dalla tradizione popolare Muratori ha mutuato senza dubbio quello che gli inglesi chiamano storytelling. Ad ogni modo, con una voce forte dei suoi limiti, è capace ogni volta di evocare un piccolo mondo. Che sia una sua dimensione interiore o qualcosa di esterno non importa: lo farà magarì senza l'epicità debitamente (e opportunamente) gonfiata di certi cantastorie, piuttosto con una semplicità che riesce ad essere profonda. La chiave d'accesso più ovvia al disco è questa: una partecipata, ricca semplicità. Molto belle l'esortazione gioiosa de Il Tamburo (apertura azzeccatissima) , l'asprigna e oscura L'amore che beve, l'esasperata e polemica 'Mpare, la fluida Cantari Cantari, l'intensa Notte dell'Ascensione, ma siamo di fronte a un lavoro convincente nella sua interezza.
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Andrea Pedrinelli su "AVVENIRE"
- 26 marzo 2008-
MURATORI ha stregato gli USA con la SICILIA di qualità
Montreal, Quebec City,
New York. Sono le città che stanno ospitando in questi giorni
la presentazione dell’album La padrona del giardino. Che non è
un disco di Bocelli, ma l’ultimo lavoro di Carlo Muratori , uno
dei tanti artisti nostrani capaci di colpire all’estero. Siracusano,
Muratori alterna dischi sulla tradizione ad opere di cantautorato alto,
dedicandosi anche a colonne sonore di cinema e teatro. Ne La padrona
del giardino, che dal 26 marzo presenterà anche in Italia, l’artista
mescola dialetto, italiano, francese e spagnolo per cantare temi universali:
partendo dalla cronaca ( Nassiriya) o riflettendo eticamente ( Notte
dell’Ascensione).
C’è nella sua opera l’eco della vera tradizione sicula;
ma non parlategli di folk, chè quello l’ha proposto altrove.
Questo cd, invece,è una raccolta di brani cantautorali, con connotazione
acustica ed accenti tipici della Sicilia, sì, ma anche dell’eredità
della musica italiana d’autore.
Muratori , cosa vedono in lei Oltreoceano?
Direi proprio l’opposto del folk revival. C’è grande
attenzione, per chi mescola echi antichi e moderni.
E in Italia? Colpisce che il suo tour dopo Enna, Catania, Ragusa
e Mirto tocchi soltanto Como.
Più avanti sarà anche in altre città, ma certo
sopravvive una sorta di rifiuto preconcetto per l’espressione
dialettale. Però sono ottimista: sta crescendo il numero di chi
coglie il lirismo delle lingue cosiddette minoritarie e le loro grandi
risorse, specie in tema di autenticità e dignità.
Ma oggi cosa significa fare musica 'popolare'?
La tradizione è legata alla funzionalità. Se si esaurisce
il motivo di un’usanza viene meno il senso di documentarla. E
insistendo si fa pura oleografia: roba da agenzia del turismo, non cultura.
Troppi parlano di usi e costumi senza aver mai condotto ricerche. Ma
il dialetto non implica un automatico collegamento con saperi arcaici
spesso stratificati.
Eugenio Bennato a Sanremo, per lei, aveva senso?
Beh, era musica leggera. Ben confezionata, ma non starei a scomodare
la tradizione per parlarne.
Nel suo cd si parte da ritmo e ballo legati alla spiritualità.
I giovani d’oggi li vivono ancora così?
In questo tempo che dà angoscia di vivere, i giovani secondo
me avvertono per primi l’esigenza di un senso: e l’approccio
alla danza è un primo passo per giungervi. Un passo spesso inconscio,
ma che può aprire le porte a stadi di coscienza più maturi.
Lei canta migrazione, peso del giudizio altrui, amore passionale.
Modi e fatti siciliani, ma detti volendo dar loro un peso universale.
Impressione corretta?
Sì. La vita di tutti vista da occhi siciliani. E da questa mia
cultura viene anche il peso che do al cantare spesso la fede. Con rispetto,
e consapevole che l’arte tutta è manifestazione di spiritualità.
'Mpare è stata usata nel film "L’uomo di vetro"
sul pentito di mafia Leo Vitale. Ma che tipo di grido è?
Di disperazione, vedo una Sicilia difficile da redimere. Ma c'è
anche un po’ di umana solidarietà ?.
Il cd si chiude riflettendo sul senso dell’arte. Oltre
le canzoni, cosa significa per lei farla oggi?
Vede, la musica ha forti poteri attualmente esercitati 'contro' la formazione
di una coscienza. Siamo violentati da una sorta di tossicità
acustica. Ne Il sipario dico dunque che chiunque si assuma la responsabilit
di aprirne uno per scaricare sugli altri la sua parte di suono deve
darsi dei limiti, e sapere anche chiuderlo. Per ascoltare. Od anche
solo cercare di ritrovare il valore del silenzio ?.
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Laura Caparotti "AMERICA OGGI
" - 23 marzo 2008-
Dalla SICILIA con tradizione
New York ti permette spesso
di scoprire piccole gemme provenienti dai vari angoli del mondo, Italia
inclusa. Prova ne è stata il concerto a cui abbiamo assistito
mercoledì scorso. L'annuncio parlava di un pluripremiato cantautore
siciliano, Carlo Muratori, e dei suoi accompagnatori, Marco Carnemolla
al basso e Francesco Bazzano alla batteria. Le musiche venivano presentate
come legate alla tradizione popolare, seppur riviste e riadattate da
Muratori stesso. Arriviamo al Joe's Pub, dunque, curiosi di vedere che
folla ci sarebbe stata e mentre notiamo che ci sono pochi italiani e
molti locali, chiediamo all'ufficio stampa come mai Muratori ha il suo
debutto nel prestigioso locale newyorkese. "È semplice -
ci dice con grande franchezza -, Carlo ha suonato in Sicilia al matrimonio
di un manager della Columbia Records. Ha avuto un tale successo che
hanno deciso di presentarlo al pubblico newyorkese."
Ci spiega meglio Muratori durante una chiaccherata dopo il concerto.
"La madre dello sposo ha trovato il mio nominativo via internet
e mi ha contattato per suonare al matrimonio del figlio, a Taormina.
Gli sono piaciuto così tanto che mi hanno detto che se mai fossi
andato in Canada a suonare, cosa che capita spesso, mi avrebbero organizzato
un concerto a New York. E così è stato! È stata
una grande botta di fortuna!"
In realtà, evidentemente la fortuna aiuta i bravi e non solo
gli audaci, perchè in questo caso a goderne non è stato
solo lui come artista, ma anche noi come pubblico. Il concerto, che
ricordiamo è stato di sola chitarra, basso e batteria, è
iniziato con una canzone che ricordava brani di chitarra spagnola. Alla
fine della canzone, Muratori fra il primo di tanti discorsi, che sanno
di teatro, di affabulazione, che coinvolgono il pubblico, lo fanno ridere,
lo affascinano. "È un sogno essere a New York - dice - Io
suono musica tradizionale e nuova, perchè in Sicilia la storia
è dentro di noi, non c'è un vecchio ed un nuovo, il tempo
è circolare, il nostro passato, presente e futuro vive dentro
di noi."
Il concerto continua, arriva "Guerra", una canzone dedicata
a Falcone e Borsellino. I versi dicono "Guerra, c'è guerra/ammazzunu
a li frati comu ‘n guerra/e scoppianu li strati di sta terra /semu
tutti surdati di sta guerra" e ci dice Muratori: "Una sera,
tornando da un concerto, venimmo fermati dall'esercito con i fucili
spianati. Ci perquisirono gli strumenti, la macchina, tutto e io mi
sentii in guerra. Erano morti Falcone, Borsellino e con loro le possibilità,
le speranze che la Sicilia venisse liberata dal crimine organizzato.
Quella sera tornai a casa con questa parola guerra che non mi lasciava
andare. Ed è nata questa canzone. Purtroppo la situazione oggi
non è diversa, anzi secondo me è anche peggio, c'è
un silenzio strano in Sicilia oggi, troppo rumoroso."
Le melodie scorrono, melodie dolci, serenate, la Sicilia che piange
e quella che si innamora, intersecando addirittura nel canto il siciliano
con il francese. I ritmi vanno da quelli lenti a quelli freneticamente
ritmati, potremmo dire da tarantella, anzi da taranta, evitando però
gli stereotipi di entrambe. Tutte le canzoni sono scritte da lui, tranne
alcune della tradizione, che Muratori concede in piccolissime dosi agli
spettatori "solo perchè me le chiedete. Sappiate che la
Sicilia va avanti e non indietro."
In realtà, ci racconta Muratori, lui ha fatto con la sua musica
un percorso etnologico. "Vengo da trent'anni di ricerca sul campo.
Sentivo che mi mancava un piede, la mia radice, e ho iniziato a ricercare
e collezionare tutti i canti popolari dal 1700 a oggi. Volente o meno,
molto di quello che ho sentito ritorna nelle mie composizioni."
Infatti, le sue canzoni si fondono sui ritmi del sud del mondo, su quelli
tribali, quelli arabi, quelli spagnoli, quelli appunto tipici del meridione
in generale. Forse però, la cosa più emozionante è
stato vedere come la lingua siciliana venisse fuori, portata come una
rosa pregiata su un vassoio altrettanto pregiato. Non c'è dubbio
che i dialetti del nostro paese sono tutti molto particolari e che alcuni
sono estremamente belli, purtroppo però spesso il dialetto è
associato a qualcosa di spiacevole, di negativo. Invece, in questo caso,
la lingua siciliana si è svelata davvero in tutta la sua bellezza
e universalità di melodia. Abbiamo chiesto a Muratori se secondo
lui c'è spazio nel mercato discografico per la musica che si
affida al dialetto. "Vedo che si afferma sempre di più da
una parte la globalizzazione e dall'altra la tribalizzazione e non solo
in Sicilia. Bisogna stare attenti però che questo ritorno al
tribale non diventi anch'esso una moda, triturando quello che contiene
di valido. In Sicilia noi abbiamo una ricchezza immensa di testi, di
lirica..."
Il concerto si conclude con alcuni bis tradizionalissimi, come "Volare"
in onore di Domenico Modugno, e "Vitti ‘na crozza".
Salutiamo chiedendo a Muratori se è previsto un ritorno. "Non
lo so, spero, se qualcuno mi invita!" Probabilmente, ci dicono
dalla CAMI, Muratori tornerà presto a New York. Nel frattempo,
quando leggete questo articolo, Carlo Muratori ha fatto ritorno nella
sua casa vicino a Siracusa e nel suo aranceto, che funge da attività
primaria per questo bravo cantautore. Per chi fosse interessato, il
suo ultimo cd, "La padrona del Giardino" è acquistabile
in Nord America, chi invece avesse voglia di fare una maggiore conoscenza
di Carlo Muratori, basta andare al sito www.carlomuratori.it.
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Leon
Ravasi su "LE BIELLE RECENSIONI" - 22 marzo 2008-
Carlo Muratori: "La padrona
del giardino"
Musica popolare d'autore. E' vera emozione
Carlo Muratori, da sempre,
ha una doppia produzione: la prima dedicata alla musica popolare siciliana,
la seconda alla canzone d'autore. In entrambi i campi ha ottenuto risultati
eccellenti: da "Plica Polonica" a "Stella Maris"
per la canzone d'autore, Da "Sicily" a "Stidda di l'Orienti"
per la musica popolare. Gli appuntamenti con la canzone d'autore sono
rari (solo 5 episodi dal 1987 a ora), ma più in generale Carlo
Muratori preferisce prendersi i suoi tempi, occuparsi del suo aranceto,
che gli garantisce sei vagoni di arance l'anno e, nelle pause del lavoro
da contadino, occuparsi delle canzoni. Sono già almeno tre anni
che le canzoni di questo disco stanno prendendo forma.
E si sa che quando i prodotti della natura restano il tempo necessario
sotto la paglia, difficilmente ne escono fuori guasti. Tutto sta ad
avere pazienza e attendere con calma i tempi giusti del raccolto. Ci
siamo arrivati alfine: ci sono voluti 7 anni da Plica Polonica a La
padrona del giardino, ma il risultato è tutto da ascoltare.
Carlo ha un processo compositivo che, anche nella sua versione folksinger,
non si dimentica mai la musica popolare. Le sue canzoni sono la musica
popolare di oggi, che raccontano storie di ora, con la sensibilità
contemporanea, ma senza mai dimenticare le radici di partenza. Conforta
la scelta cantautorale la pratica rinuncia al dialetto: su dieci canzoni
sette sono in italiano, anche se ricche di inserti in siciliano, il
che rappresenta un po' un capovolgimento di posizione rispetto a Plica
Polonica (e magari aggiungiamo che quest'anno scelte simili sono state
fatte, a latitudini completamente diverse da Gigi Maieron con il friulano
e da Davide Van De Sfroos con il laghée). Ma lo stesso Muratori
nella canzone manifesto dell'album "Fabbrico" racconta e spiega
tutto il suo processo compositivo: "Mi piace dare un tetto alle
parole siciliane / alcune preziosissime come perle di collane / molte
hanno le rughe sono senza compagnia / Mi piace custodirle, farne poesia
/... / Aggiusto le strutture per canzoni e serenate / rifaccio gli intonaci,
i muri e le facciate / ripristino le stanze rendendole accoglienti /
faccio entrare il sole rendendole lucenti". Un concetto assolutamente
artigiano della scrittura: canzoni e muri, come edifici da abitare.
D'altra parte se ci si chiama Muratori si ha il destino nel nome: "Fabbrico
a sempre come è scritto sul mio nome / fabbrio paziente mattone
su mattone / C'è ancora chi sbagliando mi chiama al singolare
/ ignorando l'importanza politica del plurale".
"Fabbrico" è la canzone centrale del progetto e come
tale, da buon artigiano, è messa a centro disco ed è pure
la più lunga (5'22" tutti di parola), ma non è il
punto più alto. Ci sono momenti di grande emozione e grande coinvolgimento.
Ci sono attimi di smarrimento di fronte all'opera di ingegno. "Nassiriya",
ad esempio, pur nella difficoltà di dire qualcosa di nuovo e
di diverso sulla guerra (che è "pane e lacrime") riesce
a commuovere ("Bella domani parto / Bedda cu' u sa se tornu ...")
e a far pensare ("Non c'è guerra senza un morto / non c'è
un morto senza pace /non c'è guerra senza colpa / nun c'è
curpa ppi la cruci"). Oppure la lenta serenata di Stranu amuri
(una delle tre canzoni tutta in siciliano): "Stranu amuri fora
chiovi / finestra ... suspiri / Sciri no, dintra no / Troppu sora ...
Stasira" e poi, d'improvviso parte una strofa in francese, spiazzante
sulle prime ma di sicuro effetto.
E ancora dopo abbiamo "L'amore che beve", liberamente tratta
da racconto "Il treno di cartone" di Veronica Tommasini: "E'
l'amore che beve / è l'amore che porta lontano / e partire sarà
come dormire / lungo un sonno che puzza di treno". un lungo viaggio
per posti disseminati nel mondo e un ritorno a "E' l'amore che
muore / che ci tende la sua mano / in un caldo ultimo abbraccio /dentro
un bicchiere siciliano". La voce lenta e dolente di Carlo Muratori
avvince e conduole. Accompagnamento minimo, ma con la spezia di un bansuri.
Affascina, questo disco, anche in "Cantari cantari", altro
punto programmatico dell'opera: "Di mare e di pane, cantari cantari
/ di rose, di spine / di donne nell'aia, di gonne nel vento / di raggi
di luna, del riso e del pianto / Di olive e di arancia, cantari cantari
/ di cenere e braci / del giorno che brucia di di sole e sudore / la
notte che danza di vino e di amori". Versi magnifici che riassumono
il clima complessivo del disco. Un'opera mediterranea, di pietre e di
calcina, di olive e di braci, di vento e di sole. "La padrona del
giardino" è un album all'aria aperta, che si porta dentro,
nel bene e nel male, le luci e le ombre che dall'aranceto di Muratori
in Sicilia si allungano sul mondo.
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Antonella Lombardi su
"LA SICILIA" - 21 gennaio 2008-
LA SICILIA di MURATORI come strega
Palermo. La Sicilia secondo
Carlo Muratori, cantautore siracusano, "è una terra che
strega e devia". E la sua musica sembra intrecciare binari paralleli,
muovendosi tra la forza suggestiva delle storie magiche ma reali che
racconta e le aperture verso sonorità nuove, capaci di condurre
lontano chi ascolta. E' il percorso del suo nuovo cd, "La padrona
del giardino", da un quadro del pittore Silvestro Lega riportato
sulla copertina di un quaderno di appunti musicali prima dimenticato
e poi riscoperto dall'artista. L'album è stato presentato in
anteprima a un pubblico numeroso e attento che ha riempito la sala
dell'Auditorium della Rai di Palermo. Sul palco, insieme al cantante
c'erano anche Marco Carnemolla al basso, Massimo Genovese alla chitarra.
Francesco Bazzano alla batteria, Francesco Calì alla fisarmonica,
Giancarlo Parisi ai fiati e Lucina Lanzara alla voce.Tra i brani che
fanno parte dell'ultima fatica del cantante c'è anche "'Mpare",
composto per il film "L'uomo di vetro" di Stefano Incerti.
Non è la prima volta che il cinema scopre le atmosfere evocative
di Muratori: oltre a due canzoni a suo tempo inserite nella colonna
sonora della serie "La piovra 7", ci sono anche i brani
"Thapsos" e "Lune" che compongono le mu¬siche
del film di Claudio Antonini, "Liscio", con Laura Morante
per i quali il cantautore ha ricevuto una nomination ai Nastri d'argento.
Nel nuovo album. "La padrona del giardino" c'è spazio
per brani come "'Assah riri". letteralmente "lascia
che dicano", "una sorta di mantra nuovo per una nuova lingua",
sostiene l'autore che spiega come l'espressione fosse una specie di
formula magica affettuosamente usata dal nonno, un incoraggiamento
detto "dandomi una pacca sulle spalle, quando mi vedeva incerto
o a piagnucolare". E se la terra e la lingua siciliana costituiscono
il terreno di riferimento dell'intero album, esse diventano un orizzonte
che si apre, armonioso, alla lingua francese nella bellissima e struggente
"Stranu amuri". Il nuovo album è, per Muratori, "la
giusta continuazione di un progetto iniziato nel 1994", con l'uscita
di "Canti e Incanti" e, due anni dopo, "Stella Maris",
album che hanno segnato la svolta cantautore dell'artista, inizialmente
attratto dal rock. "Questo è un disco più europeo,
dove l'italiano è preminente rispetto al dialetto - precisa
l'artista - e dove ci sono aperture ad altri idiomi, come il francese
e lo spagnolo". I testi e le musiche che il cantautore compone
vogliono evitare una "logica del folk troppo stringente"
che spesso relega in una dimensione asfittica chi fa musica in siciliano.
Non è il caso di Muratori, seguito da un "pubblico fedele,
curioso e trasversale, che ha dai 14 ai 70 anni". Le sue storie
raccontano il magma di un mondo perduto, con il rigore dello studioso
che si accosta alle tradizioni nobili del folk siciliano e sonorità
vibranti che ricordano in parte quelle di "Creuza de Ma"
di Fabrizio De André e Caetano Veloso. Non a caso Muratori
si definisce "umile servo" di De André, esprimendosi
ai meglio nel brano "Fabbrico": "Mi piace dare un tetto
alle parole siciliane, alcune preziosissime come perle di collane...
Vorrei fabbricare con l'aiuto della gente coscienze di ossidiana grandi
quanto un monte per i morti ammazzati dal fuoco criminale... e rendere
quest'isola non mitica o eccezionale ma solo più libera, bella
e normale".
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Gigi Razete su "LA
REPUBBLICA" - 19 gennaio 2008-
LA PADRONA DEL GIARDINO il nuovo cd di MURATORI
Da anni il cantante e
chitarrista siracusano Carlo Muratori è l'alfiere di un nuovo
modello di musica d'autore in siciliano che ha contribuito a diffondere
all'esterno la nostra tradizione popolare. Accompagnato da Marco Camemolla,
basso, Massimo Genovese, chitarra, Francesco Bazzano, batteria, Francesco
Cali, fisarmonica, Giancarlo Parisi, fiati, e Lucina lanzara, voce,
Muratori stasera all'Auditorium della Rai (viale Strasburgo 19, ore
21, ingresso libero) presenta il nuovo album "La padrona del
giardino" appena pubblicato dalla prestigiosa Egea. Il disco
rinnova il felice rapporto tra Muratori e il cinema. Infatti, dopo
la partecipazione alla colonna sonora di "Liscio" (protagonista
Laura Morante), Muratori ha composto "'Mpare", contenuto
nel nuovo disco, destinato al film di Stefano Incerti "L'uomo
di vetro" che racconta la storia del primo pentito di mafia Leo
Vitale.
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>>>
Simonetta Trovato su "IL
GIORNALE DI SICILIA" - 19 gennaio 2008-
LA PADRONA DEL GIARDINO MURATORI IN ANTEPRIMA
Folk e tradizione.
Stasera alle 21 all'auditorium della Rai, in viale Strasburgo, il
cantautore siracusano Carlo Muratori presenterà in anteprima
il suo nuovo album La padrona del Giardino. Ad appena due anni dall'uscita
di «Sicily», la raccolta folk che ha riscosso notevole
successo, conseguendo diversi riconoscimenti (tra cui il Premio Loano
(SV) 2005 per la musica popolare), il musicista siciliano ritorna
sui temi a lui cari della canzone d'autore, in lingua e in dialetto.
Un percorso tracciato con «Canti e incanti» (1994), «Stella
maris» (1996) e «Plica polonica» (2001). Attraverso
dieci nuovi brani, Muratori approda ad un linguaggio nuovo, con la
sua terra a far sempre da sfondo, ma che si apre verso spazi sonori
e letterari ancora inesplorati. L'utilizzo predominante della lingua
italiana e la presenza di sonorità inusuali inaugurano il mondo
di un artista legato alla sua terra, ma non per questo nostalgico
e folcloristico, bensì sempre pronto a sperimentazioni musicali
e ad un'attenta ricerca delle liriche. Il ricorso al francese per
«Stranu amuri», allo spagnolo per «Notte dell'ascensione»
e l'utilizzo di archi e strumenti
acustici che dialogano con sample elettronici, fanno de «La
padrona del giardino > un album fresco, sicuramente nuovo, solare,
in un'al¬ternanza di chiaroscuro che coinvolge e rapisce. Nel
disco figura anche «'Mpare», brano toccante e significativo
com¬posto per il film di Stefano Incerti, «L’uomo
di vetro». Sul palco Muratori sa¬rà accompagnato
da Marco Carnemolla al basso, Massimo Genovese alla chi¬tarra,
Francesco Bazzano alla batteria. Guest stars Francesco Calì
alla fisarmo¬nica, Giancarlo Parisi ai fiati e Lucina Lanzara
alla voce. L'ingresso è libero.
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Gianni Nicola Caracoglia
su "VIVERE OGGI" - 17 gennaio 2008-
I CHIARO SCURI DEL NUOVO CD DI MURATORI
Scriveva il critico
d'ar¬te Adriano Cecioni sui Macchiaioli fio¬rentini che "rendevano
le impressioni che ricevevano dal vero col mezzo di macchie di colori
di chiari e di scuri". Una tecnica "narrativa' che in qualche
modo è fatta propria dal cantautore siracusano Carlo Muratori
che ha intitolato il suo nuovo disco, in uscita tra un paio di mesi,
"La padrona del giardino". «Che è il titolo
di un famoso quadro del pittore macchiaiolo Silvestro Lega che mi
sono ritrovato ad ammirare quasi per caso attraverso un mio vecchio
quaderno di appunti - spiega il musicista -. In quel momento ho capito
che quello era il titolo che cercavo». Eccolo questo disco che
si dipana in dieci brani per raccontare, in "chiaroscuri"
di emozioni in musica, un percorso personale che lo ha visto consacrarsi
sempre più interprete di una Sicilia contemporanea che non
dimentica le radici.
Sono passati due anni da "Sicily", la raccolta di canti
popolari che è diventato un biglietto da visita dell'Isola
in tutto il mondo, e ben sette anni dal precedente disco cantautorale
di Muratori, quel "Plica polonica (non tagliate quella treccia)"
che fa da illustre precedente a questo nuovo "La padrona del
giardino". E se lì la richiesta di non tagliare il cordone
ombelicale con le radici culturali e musicali era esplicita (il disco
è cantato in siciliano), adesso il confronto con la propria
terra si fa maturo. «E parla italiano -aggiunge Muratori -.
L'utilizzo predominante della lingua italiana e la presenza di sonorità
inusuali, se confrontate ai precedenti album, inaugurano per me un
mondo nuovo che mi vede sempre fortemente legato alla terra d'origine
ed alle sue tradizioni, ma non per questo nostalgico e folkloristico,
anzi sempre pronto a sperimentazioni musicali e ad un'attenta ricerca
delle liriche». Non solo italiano, comunque, in questo disco.
C'è il francese in "Stranu amuri", struggente ballata
dal sapore cinematografico, c'è lo spagnolo in "Notte
dell'ascensione", brano che unisce i due lembi del Mare Nostrum.
Nel disco figura anche '"Mpare", rivisitazione del classico
"Ciccio" dello stesso Muratori, brano rinato a vita nuova
per il film di Stefano Incerti "L'uomo di vetro", storia
del pentito di mafia Leo Vitale. E di coscienza civile possiamo parlare
anche per il brano "Nassirya" dove la guerra è descritta
come "pane e lacrime". Per gli arrangiamenti, oltre allo
stesso Carlo Muratori, hanno collaborato il bassista Marco Carnemolla,
il percussionista Francesco Bazzano e Stefano Melone, già collaboratore
di Ivano Fossati, che ha curato l'arrangiamento, la direzione degli
archi e il mixage de "Il tamburo" e ha suonato il piano
ne "Il Sipario". Tra gli ospiti del disco Francesco Cali
alla fisarmonica, Giancarlo Parisi ai fiati etnici, Enzo Augello alla
batteria, Maria Teresa Arturia al piano elettrico e lo Stesichoros
Ensamble in "Stranu Amuri", Puccio Panettieri, batterista
di Carmen Consoli, in '"Mpare". Il disco, che uscirà
per la Egea Records, sarà presentato sabato prossimo alle 21
presso l'auditorium della Rai di Palermo. Sul palco, insieme con Muratori
saliranno Marco Carnemolla al basso, Massimo Genovese alla chitarra,
Francesco Bazzano alla batteria, Francesco Cali alla fisarmonica,
Giancarlo Parisi ai fiati e Lucina Lanzara alla voce.
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Patrizia Isidori su "sanbenedettooggi.it"
- 17 gennaio 2008-
IL MAGICO CONCERTO DI MURATORI
Il musicista siciliano
ha tenuto un concerto acustico alla Sala Kursaal di Grottammare, all'interno
della rassegna "Staccando l'ombra da terra" organizzata
dall'Associazione Culturale Blow Up.
GROTTAMMARE – E’ stato veramente un bellissimo concerto
quello del cantautore siciliano Carlo Muratori, che è stato
presentato alla Sala Kursaal di Grottammare lo scorso venerdì
11 gennaio dall’Associazione Blow Up, all’interno della
rassegna “Staccando l’ombra da terra”.
Una serata dedicata alla cultura e alla musica mediterranea con un
concerto/spettacolo dal titolo affascinante: “Nave senza nocchiero,
sbilanciata dai ciclopi”. Il bravissimo Carlo Muratori, in concerto
acustico, ha raccontato le bellezze della sua Sicilia, ma anche le
tante tragedie che la tormentano.
Tra i molti brani tradizionali, rigorosamente in dialetto, particolarmente
toccanti la dolcissima “Mi votu e mi rivotu, “Lu muccaturi”
e la famosa "Vitti 'na crozza", ma ha anche cantato suoi
brani come “Stella maris”, invocazione delle donne alla
Madonna del mare perché protegga i loro marinai, o “Guerra”,
una creazione di forte impatto per la denuncia dei drammatici eventi,
che sembrano non avere mai fine in Sicilia, come in tutto il sud,
e a tutti tristemente noti.
Infine per il bis, a richiesta dal pubblico, la gradita “Cu
voli la giustizia”, antica canzone interpretata nella sua versione
originale, rivisitata negli anni ’60 da Domenico Modugno e interpretata
da tanti artisti della scena musicale tradizionale dai Lautari a Carmen
Consoli e Ginevra Di Marco.
Il concerto si è concluso con un omaggio a Fabrizio de André
insieme a Fausto Pellegrini, giornalista di RaiNews24 e ospite della
serata. Carlo Muratori , originario di Siracusa, dopo un inizio da
giovanissimo con il genere rock, da anni si dedica allo studio della
musica etnica, ed è indubbiamente uno dei più importanti
artisti italiani di questo genere musicale. Il suo ultimo disco “La
padrona del giardino” è stato presentato a Roma lo scorso
9 gennaio. E’ veramente incredibile che esistano talenti come
Carlo Muratori e che sia tanto difficile poterne fare la gradita conoscenza,
ma purtroppo, come sempre accade, tutto ciò che è di
grande valore viene sopraffatto dalle troppe volgarità della
nostra epoca.
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