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Sicily Carlo Muratori
In questo lavoro ho affrontato il repertorio della classica canzone siciliana d’autore. Si tratta di un repertorio estremamente vario e controverso. Venutosi a formare tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento, è opera di autori semi-colti siciliani che, in linea con le mode e i gusti dell’epoca, mettevano in versi dialettali e musica i temi cari alla poetica popolaresca: l’amore, la terra, la regione/patria, i duetti sarcastici, parodie di varia natura…

Scritto quasi appositamente per i gruppi folkloristici in costume, questo genere musicale si qualifica per una sua sufficiente orecchiabilità, immediatezza d’esecuzione, forte impatto emotivo; la poetica spesso è amabilmente ingenua, dolcemente retorica. Per anni è stato un genere snobbato dai musicisti colti siciliani, e ugualmente ignorato dai gruppi di ricerca e folk-revival che, subentrati negli anni 70, si sono maggiormente interessati ai repertori di tradizione orale (canti di lavoro, sociali, di protesta..) ritenuti più significativi e aderenti alla storia ed alla cultura del popolo siciliano.

Di queste canzuneddi ho apprezzato l’enorme livello di diffusione che esse hanno raggiunto nel corso degli anni; si sono imposte e impresse nella memoria dei siciliani, hanno sfidato le mode e il tempo, ed hanno raggiunto il secondo millennio mantenendo intatta la loro carica ed il loro spumeggiante naif : non v’è siciliano, ancorchè di giovane generazione, che non conosca bene, talvolta a memoria!!, quasi tutti i ritornelli di Si maritau Rosa, Vitti ‘na crozza, Mi votu e mi rivotu, Ciuri ciuri, E vui durmiti ancora….

In mancanza di una vera tradizione musicale popolare comunemente riconosciuta e condivisa da tutti i siciliani, possiamo affermare che queste canzoni da sole svolgono il ruolo aggregante e unificante del popolo; anche se spesso sono state tenute nascoste nei recessi della memoria per certo vezzo intellettuale e la mancata legittimazione negli ambienti della musica colta.

Ho cercato di comprendere il pregio di queste composizioni; ho deciso di ridare fiato e occasioni di recupero alla coscienza identitaria del mio popolo, restituendogli le sue canzoni più care; sforzandomi di ridare dignità a questi repertori che in Sicilia oltraggiosamente qualcuno si ostina a chiamare ancora fasuleddi.

Per la realizzazione di questo disco ho ascoltato centinaia di registrazioni sui vecchi e graffiati 45 giri e long playing; esecuzioni fra le più diverse, spesso con versioni contrastanti; a fatica ho selezionato, arrangiato e registrato i brani nel corso di un intero anno di lavoro.

Accanto alle canzoni d’autore ho inserito alcuni antichi canti popolari tratti dalla raccolta di Alberto Favara, nonché una mia composizione su testo di anonimo del ‘700 Il lamento di un servo ad un Crocefisso. Non potevo dimenticare in questo mio itinerario la grande Rosa Balistreri; suo è l’ autobiografico quanto straordinario Rosa canta e cunta.

Carlo Muratori

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