
In questo lavoro ho affrontato il repertorio
della classica canzone siciliana d’autore.
Si tratta di un repertorio estremamente vario
e controverso. Venutosi a formare tra la fine
dell’ottocento e gli inizi del novecento,
è opera di autori semi-colti siciliani
che, in linea con le mode e i gusti dell’epoca,
mettevano in versi dialettali e musica i temi
cari alla poetica popolaresca: l’amore,
la terra, la regione/patria, i duetti sarcastici,
parodie di varia natura…
Scritto quasi appositamente per i gruppi folkloristici
in costume, questo genere musicale si qualifica
per una sua sufficiente orecchiabilità,
immediatezza d’esecuzione, forte impatto
emotivo; la poetica spesso è amabilmente
ingenua, dolcemente retorica. Per anni è
stato un genere snobbato dai musicisti colti
siciliani, e ugualmente ignorato dai gruppi
di ricerca e folk-revival che, subentrati
negli anni 70, si sono maggiormente interessati
ai repertori di tradizione orale (canti di
lavoro, sociali, di protesta..) ritenuti più
significativi e aderenti alla storia ed alla
cultura del popolo siciliano. Di
queste canzuneddi ho apprezzato l’enorme
livello di diffusione che esse hanno raggiunto
nel corso degli anni; si sono imposte e
impresse nella memoria dei siciliani, hanno
sfidato le mode e il tempo, ed hanno raggiunto
il secondo millennio mantenendo intatta
la loro carica ed il loro spumeggiante naif
: non v’è siciliano, ancorchè
di giovane generazione, che non conosca
bene, talvolta a memoria!!, quasi tutti
i ritornelli di Si maritau Rosa, Vitti ‘na
crozza, Mi votu e mi rivotu, Ciuri ciuri,
E vui durmiti ancora….
In mancanza di una vera
tradizione musicale popolare comunemente
riconosciuta e condivisa da tutti i siciliani,
possiamo affermare che queste canzoni da
sole svolgono il ruolo aggregante e unificante
del popolo; anche se spesso sono state tenute
nascoste nei recessi della memoria per certo
vezzo intellettuale e la mancata legittimazione
negli ambienti della musica colta.
Ho cercato di comprendere
il pregio di queste composizioni; ho deciso
di ridare fiato e occasioni di recupero
alla coscienza identitaria del mio popolo,
restituendogli le sue canzoni più
care; sforzandomi di ridare dignità
a questi repertori che in Sicilia oltraggiosamente
qualcuno si ostina a chiamare ancora fasuleddi.
Per la realizzazione di
questo disco ho ascoltato centinaia di registrazioni
sui vecchi e graffiati 45 giri e long playing;
esecuzioni fra le più diverse, spesso
con versioni contrastanti; a fatica ho selezionato,
arrangiato e registrato i brani nel corso
di un intero anno di lavoro.
Accanto alle canzoni
d’autore ho inserito alcuni antichi
canti popolari tratti dalla raccolta di
Alberto Favara, nonché una mia composizione
su testo di anonimo del ‘700 Il lamento
di un servo ad un Crocefisso. Non potevo
dimenticare in questo mio itinerario la
grande Rosa Balistreri; suo è l’
autobiografico quanto straordinario Rosa
canta e cunta.
Carlo Muratori
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