Carlo Muratori:
la Sicilia nel cuore
dal sito www.girodivite.it
Si intitola Sicily ed è nato per caso.
"Bisogno di leggerezza", dice Muratori,
e voglia di recuperare un'essenza ignorata,
ma ad una condizione: rivitalizzarla. E così,
come un appartamento appena imbiancato, il
folklore siciliano respira, sa di pulito.
Via i tamburelli, spazio a chitarre, mandolini,
bouzouki, percussioni. Immancabilmente, al
marranzano. I testi tradotti in due lingue:
italiano e inglese. Già, perché
sembra che i più interessati al folklore
siciliano siano proprio i turisti stranieri.
E allora, "Sicily".
La scelta promozionale è quella dell'incontro,
del contatto diretto con la gente.
Sabato 19, al liceo scientifico-tecnologico
di Caltanissetta, Muratori parla di musica,
parole e luoghi; o meglio, di musica e parole
che non hanno luoghi. Un breve excursus sulla
sua carriera rivela la costante ricerca dei
colori della Sicilia, nella consapevolezza
che "il dialetto ha ancora un senso,
altrimenti si estinguerebbe da solo".
Dall'esperienza de "I Cilliri" alle
più mature espressioni della sua creatività,
il filo conduttore è sempre lo stesso.
Sicily nasce dalla constatazione di un'esperienza
trasversale che, attraverso i canti folkloristici,
tocca e coinvolge persone di tutte le età.
L'indagine di Muratori inizia con l'inserzione
di alcuni brani della tradizione nel suo repertorio.
Il risultato è sorprendente: la gente
canta, si emoziona, batte le mani, diventa
parte dello spettacolo; ma quasi nessuno sa
dire come abbia imparato quelle canzoni. E'
un repertorio comune, appreso con naturalezza,
chissà quando e chissà dove.
Un'altra nota sottolineata dal cantautore
concerne i tempi. Dieci anni fa, sostiene,
una raccolta di questo tipo sarebbe stata
improponibile, in quanto schiacciata dalla
vicinanza delle tematiche affrontate. Oggi
invece, impreziosita dalla patina della lontananza,
sortisce l'effetto di un tuffo nel passato.
Con straordinaria maestria ed efficacia, Muratori
riesce a scivolare dalle tematiche più
leggere e giocose di canti come "Si maritau
Rosa", "Mi votu e mi rivotu"
(introdotta da una simpatica digressione sul
sistema elettorale...), "'U sciccareddu",
cantata con il prezioso ausilio di uno spettatore,
"E vui durmiti ancora" e "A
lu mircatu", alla storia tragica e sofferta
di Rosa Balistreri, alla quale rende omaggio
reinterpretando "Rosa canta e cunta",
vera e propria autobiografia dell'autrice.
Parla molto, Muratori. Coglie spunti da ogni
parte, e coinvolge. Il pubblico ride, si diverte,
si ritrova. "Rimbambinisce" suggerisce
il cantautore: ritorna bambino.
L'incontro si chiude con un'anticipazione
sul prossimo lavoro sulle miniere. Si tratta
di un viaggio nelle profondità. La
discesa in miniera diventa pretesto epr scavare
nell'interiorità del siciliano, per
svelarne i segreti, le pulsioni, i desideri,
le paure: in una parola, l'anima.
di s. d., pubblicato il
22 marzo 2005 - 42 letture
|