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Sabato, 25 maggio 2013


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Alle radici
del suono ibleo.


Morte e Resurrezione
d''u lamientu di Canicattini Bagni (sr)


Tradizioni e tramutamenti

Musica e buatte

Siciliani doc

Fratelli e Sorelle

Il Canto degli occhi

Traccole e campane

Scusate se parlo d'alberi

Storie d'amore

Stasera si replica

La musica in piazza

Sammastianu di Belvedere





Storie d'Amore
21 MARZO 2000


Credo che una delle storie d’amore più bella, purtroppo, mai scritta, sia quella che arde da sempre fra la musica e gli strumenti musicali. E’ un reciproco manifestarsi affetto, giurarsi eterno amore; dove l’uno dà vita all’altra, senza chiedere nulla in cambio. E’ una storia infinita di intimi rapporti, esclusivi, fra generi musicali e strumenti che con essi amoreggiano. Il liuto è l’ardente innamorato delle arie cinquecentesche, come il clavicembalo sostiene e vivifica i rondò di corte dell’arte fiamminga. Abbandonati questi strumenti, inevitabilmente, muore anche la musica che da essi sgorgò.

E’ storia quotidiana che si tenti di “cornificare” certe musiche con strumenti che niente ci azzeccano con il genere: Bach suonato dai balafon, il flamenco dalle chitarre elettriche, il canto gregoriano scandito dalle percussioni.  Con risultati sperimentalmente validi, ma che “corna”, in definitiva, sono. E sui tradimenti  è difficile costruire speranze. La musica popolare viene decodificata malamente e con grande sforzo dal nostro orecchio moderno perché, soprattutto lei, ha delle necessità strumentali insostituibili; è espressa da “voci” che devono possedere la tipicità che l’hanno generata. Spesso, per renderla più comprensibile, commettiamo l’adulterio di tradurre un friscalettu con l’ottavino, una ciaramella con il sax soprano e un organetto con la fisarmonica.

Riccardo Tesi è un uomo di Pistoia, pigra e bestemmiatrice provincia dell’agro toscano. Imbarcatosi negli studi per la professione di psicologo, all’età di 22 anni, incontra  l’organetto diatonico, uno strumento strano, poco conosciuto, che sembra una fisarmonica bonsai, ma che in realtà è una piccola cassetta di legno con dei bottoni. Rimane colpito da quel suono e decide di imparare a suonarlo. Non c’è un maestro e niente metodi. Ad orecchio cerca di riprodurre le rare registrazioni di musica popolare, incontra gli organettisti tradizionali che gli agevolano qualche trucco. Con Caterina Bueno (De Gregori le ha dedicato la splendida “Caterina”) inizia a viaggiare all'estero e ad incontrare altri suonatori , altre musiche, altri stili. Osserva, ascolta e un tassello dietro l'altro  assembla la sua vita di virtuoso  dell’organetto. Adesso, finalmente al riparo da possibili tentazioni da psicologo mancato, dichiara: “Credo sia stata una grande fortuna, specialmente per i miei possibili pazienti.”

L’organetto è uno strumento di tradizione orale; ascoltate con attenzione la sua “voce” e capirete perché il tartufo somiglia tanto alla patata ma vale qualche milione di lire in più. Nonostante la sua origine “industriale”, il suo uso e la sua diffusione sono circoscritti all’ambiente popolare, dove ha preso il posto delle zampogne e delle launeddas. Ancora in uso nel centro-sud dell’Italia ed in Sardegna, è lo strumento principale per eseguire le musiche a ballo.  Molto più limitato della fisarmonica, questo gioiello dell’arte popolare non può eseguire agevolmente qualsiasi partitura musicale: e questo è il suo grande privilegio. Laddove la fisarmonica risulta  quasi come un pianoforte, una tastiera “a fiato”, l’organetto è un’ enorme armonica a bocca con il mantice. Premendo lo stesso bottone produce due suoni diversi, a seconda che si chiuda o apra il mantice; e non possiede tutti i suoni di una scala cromatica, ecco perché si chiama “diatonico”. Questo apparente limite lo lega indissolubilmente a quei generi musicali dove a nessuno importa la quantità di note che fai: conta piuttosto il suono e la qualità.

Nel frattempo Tesi gira il mondo, viaggia moltissimo e collabora con musicisti di culture differenti: sardi, occitani , baschi, inglesi, malgasci, corsi, jazzisti, classici, cantautori. Lavorare con la diversità obbliga sempre a ritrovare una strada nuova ed originale. Allo stesso tempo avverte il bisogno delle sue radici, fare musica con gente della sua terra, della stessa cultura, che bestemmia come lui. “Non è stato facile trovare i musicisti adatti perché il viaggiare mi aveva molto cambiato e paradossalmente mi sentivo come un marziano nella mia terra, poi ho trovato i compagni di Banditaliana.” Questo è oggi uno dei gruppi di riferimento nel panorama della musica etnica italiana. Il loro primo disco del 1998, per il Manifesto, è andato benissimo. Buona critica e ottime vendite; da poco è uscito anche sul mercato estero. Alla chitarra c'è Maurizio Geri, alle percussioni Ettore Bonafè che suona anche il vibrafono, ai sax Claudio Carboni. La loro musica è la musica di Riccardo Tesi, poeta dell’organetto.

Mi sfogo con lui: “Quante difficoltà però, quando decidi di fare certa musica!?” Mi incoraggia, sornione: “Esattamente le stesse che si incontrano a fare jazz o qualsiasi altra musica di qualità che non rientra negli interessi del grande pubblico; poche case discografiche , budget ridotti per realizzare le proprie opere, relativamente pochi dischi venduti, folle non oceaniche ai concerti ma in cambio, vuoi mettere?: grande musica, pubblico fedele e preparato, rapporti umani non all'insegna del businness, entusiasmo ed energia. Ti sembra poco?”

Tesi al momento come titolare o co-titolare ha inciso otto dischi ed ha circa una trentina di partecipazioni.. Il primo disco italiano dedicato interamente all'organetto diatonico, è il suo "Il ballo della lepre" del 1983; musica tradizionale del Centro Italia, tuttora stampato in Olanda. In seguito "Forse il mare"(1985). Nel 1988 "Anita Anita" con Patrick.Vaillant e Jean Marie Carlotti; musicisti occitani del sud della Francia. E’ del ‘90 lo straordinario "Veranda", registrato in duo con P.Vaillant, uno degli album che  tutt'oggi continua a vendere e a ricevere elogi in Europa. Poi è stato il momento del Trans-Europe-Diatonique, un trio di organetti nel  quale ha avuto l’opportunità di collaborare con due suoi idoli: l'inglese Kirkpatrick e il  basco Junkera. Gran divertimento e organetto a gogo.

“Il seguito di Veranda si chiama "Colline" e per realizzarlo ho coinvolto uno dei più grandi jazzisti che abbiamo in Italia, Gianluigi Trovesi..”  Poi "Un Ballo Liscio", una rilettura personale, rigorosa e spregiudicata del genere più amato dalle balere. Al disco hanno partecipato i jazzisti Gabriele .Mirabassi  (clarinetto) e Leveratto (contrabbasso), P Vaillant, Banditaliana e un quartetto d'archi.

L’ascolto di Tesi ritengo sia indispensabile per chiunque voglia farsi un’idea sulle possibilità timbriche od espressive di questo strumento e della sua vitalità. D’altra parte, ci deve pur essere un motivo per cui Fabrizio De Andrè lo volle in Anime Salve, o Ivano Fossati ha richiesto espressamente il suo raffinatissimo suono in Macramè e La disciplina della terra. E quella è gente di palato fine!


Carlo Muratori

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