Credo
che una delle storie d’amore più bella, purtroppo, mai scritta, sia
quella che arde da sempre fra la musica e gli strumenti musicali.
E’ un reciproco manifestarsi affetto, giurarsi eterno amore; dove
l’uno dà vita all’altra, senza chiedere nulla in cambio. E’ una storia
infinita di intimi rapporti, esclusivi, fra generi musicali e strumenti
che con essi amoreggiano. Il liuto è l’ardente innamorato delle arie
cinquecentesche, come il clavicembalo sostiene e vivifica i rondò
di corte dell’arte fiamminga. Abbandonati questi strumenti, inevitabilmente,
muore anche la musica che da essi sgorgò.
E’
storia quotidiana che si tenti di “cornificare” certe musiche con
strumenti che niente ci azzeccano con il genere: Bach suonato dai
balafon, il flamenco dalle chitarre elettriche, il canto gregoriano
scandito dalle percussioni.
Con risultati sperimentalmente validi, ma che “corna”, in definitiva,
sono. E sui tradimenti è
difficile costruire speranze. La musica popolare viene decodificata
malamente e con grande sforzo dal nostro orecchio moderno perché,
soprattutto lei, ha delle necessità strumentali insostituibili; è
espressa da “voci” che devono possedere la tipicità che l’hanno generata.
Spesso, per renderla più comprensibile, commettiamo l’adulterio di
tradurre un friscalettu con l’ottavino, una ciaramella con il sax
soprano e un organetto con la fisarmonica.
Riccardo
Tesi è un uomo di Pistoia, pigra e bestemmiatrice provincia dell’agro
toscano. Imbarcatosi negli studi per la professione di psicologo,
all’età di 22 anni, incontra
l’organetto diatonico, uno strumento strano, poco conosciuto,
che sembra una fisarmonica bonsai, ma che in realtà è una piccola
cassetta di legno con dei bottoni. Rimane colpito da quel suono e
decide di imparare a suonarlo. Non c’è un maestro e niente metodi.
Ad orecchio cerca di riprodurre le rare registrazioni di musica popolare,
incontra gli organettisti tradizionali che gli agevolano qualche trucco.
Con Caterina Bueno (De Gregori le ha dedicato la splendida “Caterina”)
inizia a viaggiare all'estero e ad incontrare altri suonatori , altre
musiche, altri stili. Osserva, ascolta e un tassello dietro l'altro
assembla la sua vita di virtuoso
dell’organetto. Adesso, finalmente al riparo da possibili tentazioni
da psicologo mancato, dichiara: “Credo sia stata una grande fortuna,
specialmente per i miei possibili pazienti.”
L’organetto
è uno strumento di tradizione orale; ascoltate con attenzione la sua
“voce” e capirete perché il tartufo somiglia tanto alla patata ma
vale qualche milione di lire in più. Nonostante la sua origine “industriale”,
il suo uso e la sua diffusione sono circoscritti all’ambiente popolare,
dove ha preso il posto delle zampogne e delle launeddas. Ancora in
uso nel centro-sud dell’Italia ed in Sardegna, è lo strumento principale
per eseguire le musiche a ballo. Molto più limitato della fisarmonica, questo gioiello dell’arte
popolare non può eseguire agevolmente qualsiasi partitura musicale:
e questo è il suo grande privilegio. Laddove la fisarmonica risulta
quasi come un pianoforte, una tastiera “a fiato”, l’organetto
è un’ enorme armonica a bocca con il mantice. Premendo lo stesso bottone
produce due suoni diversi, a seconda che si chiuda o apra il mantice;
e non possiede tutti i suoni di una scala cromatica, ecco perché si
chiama “diatonico”. Questo apparente limite lo lega indissolubilmente
a quei generi musicali dove a nessuno importa la quantità di note
che fai: conta piuttosto il suono e la qualità.
Nel
frattempo Tesi gira il mondo, viaggia moltissimo e collabora con musicisti
di culture differenti: sardi, occitani , baschi, inglesi, malgasci,
corsi, jazzisti, classici, cantautori. Lavorare con la diversità obbliga
sempre a ritrovare una strada nuova ed originale. Allo stesso tempo
avverte il bisogno delle sue radici, fare musica con gente della sua
terra, della stessa cultura, che bestemmia come lui. “Non è stato
facile trovare i musicisti adatti perché il viaggiare mi aveva molto
cambiato e paradossalmente mi sentivo come un marziano nella mia terra,
poi ho trovato i compagni di Banditaliana.” Questo è oggi uno dei
gruppi di riferimento nel panorama della musica etnica italiana. Il
loro primo disco del 1998, per il Manifesto, è andato benissimo. Buona
critica e ottime vendite; da poco è uscito anche sul mercato estero.
Alla chitarra c'è Maurizio Geri, alle percussioni Ettore Bonafè che
suona anche il vibrafono, ai sax Claudio Carboni. La loro musica è
la musica di Riccardo Tesi, poeta dell’organetto.
Mi
sfogo con lui: “Quante difficoltà però, quando decidi di fare certa
musica!?” Mi incoraggia, sornione: “Esattamente le stesse che si incontrano
a fare jazz o qualsiasi altra musica di qualità che non rientra negli
interessi del grande pubblico; poche case discografiche , budget ridotti
per realizzare le proprie opere, relativamente pochi dischi venduti,
folle non oceaniche ai concerti ma in cambio, vuoi mettere?: grande
musica, pubblico fedele e preparato, rapporti umani non all'insegna
del businness, entusiasmo ed energia. Ti sembra poco?”
Tesi
al momento come titolare o co-titolare ha inciso otto dischi ed ha
circa una trentina di partecipazioni.. Il primo disco italiano dedicato
interamente all'organetto diatonico, è il suo "Il ballo della
lepre" del 1983; musica tradizionale del Centro Italia, tuttora
stampato in Olanda. In seguito "Forse il mare"(1985). Nel
1988 "Anita Anita" con Patrick.Vaillant e Jean Marie Carlotti;
musicisti occitani del sud della Francia. E’ del ‘90 lo straordinario
"Veranda", registrato in duo con P.Vaillant, uno degli album
che tutt'oggi continua
a vendere e a ricevere elogi in Europa. Poi è stato il momento del
Trans-Europe-Diatonique, un trio di organetti nel
quale ha avuto l’opportunità di collaborare con due suoi idoli:
l'inglese Kirkpatrick e il basco
Junkera. Gran divertimento e organetto a gogo.
“Il
seguito di Veranda si chiama "Colline" e per realizzarlo
ho coinvolto uno dei più grandi jazzisti che abbiamo in Italia, Gianluigi
Trovesi..” Poi "Un
Ballo Liscio", una rilettura personale, rigorosa e spregiudicata
del genere più amato dalle balere. Al disco hanno partecipato i jazzisti
Gabriele .Mirabassi (clarinetto)
e Leveratto (contrabbasso), P Vaillant, Banditaliana e un quartetto
d'archi.
L’ascolto
di Tesi ritengo sia indispensabile per chiunque voglia farsi un’idea
sulle possibilità timbriche od espressive di questo strumento e della
sua vitalità. D’altra parte, ci deve pur essere un motivo per cui
Fabrizio De Andrè lo volle in Anime Salve, o Ivano Fossati ha richiesto
espressamente il suo raffinatissimo suono in Macramè e La disciplina
della terra. E quella è gente di palato fine!
Carlo Muratori