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Giovedì, 29 luglio 2010


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La lista della spesa maggio 2008

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Alle radici
del suono ibleo.


Morte e Resurrezione
d''u lamientu di Canicattini Bagni (sr)


Tradizioni e tramutamenti

Musica e buatte

Siciliani doc

Fratelli e Sorelle

Il Canto degli occhi

Traccole e campane

Scusate se parlo d'alberi

Storie d'amore

Stasera si replica

La musica in piazza

Sammastianu di Belvedere





Stasera si replica
07 MARZO 2000


Il nostro oservatorio non ci sembra attrezzato adeguatamente per trattare dell’evento sanremese appena tacitato. Ciò non di meno preferiamo non resistere alla malefica tentazione che ci vuole comunque partecipi di questo accadimento. Se vivi in questo paese devi fare i conti necessariamente con due cose: il vestito della prima comunione e il festival di Sanremo. E se sei così fortunato da evitare il primo, non sperare di farla franca con il seguito. Puoi decidere di non guardarlo in tv, di negarti a quelle fatidiche “cinque giornate” dell’Ariston; andando a spasso, per esempio; al cinema; rimanendo in casa navigando in rete o in altri canali televisivi. Credetemi: non serve. Ovvero, allontani temporaneamente il contatto, ma Lui è sempre lì, in agguato. Il suo spirito aleggia ovunque. E poi dovrai pure incontrare qualcuno. C’è sempre una spesa da andare a fare; c’è sempre un salumiere o un “pisciaro”, e c’è sempre una domanda: “Com’è, maestru, ma chi schifu di musica è chidda di st’annu? A mia mi parunu tutti senza ficatu. Cu putissi vinciri, secunnu lei?” E giù discussioni con la signora che non è d’accordo su niente; che le giurie sono vendute, che in Italia non c’è niente di onesto, come la strage di Ustica; perché Morandi…o Spagna….E tu, che devi farti pulire il mascolino, ti fai una cultura, tuo malgrado. Ho ascoltato addirittura un fruttivendolo adeguare  al volo la sua abbaniatina “Haiu ‘i mulinciani ca su chiù grossi d’e minni d’ a Saaaastre!”.

 Il Festival non lo eviti. E allora parliamone.

Prima questione: dove va a finire tutta la musica del festival? La musica scritta, le partiture? Tutte quelle parti per gli orchestrali che qualche arrangiatore avrà pure sudato giorno e notte per scrivere, dove vanno a finire? Lo sapete voi? Riuscite ad immaginare, voi, cosa ci vuole per mettere in moto una macchina come l’orchestra di Sanremo? Non è che uno arriva, gira la chiave, e via. Immaginate una sinfonia o un’opera lirica. Quest’opera, costituita dalle canzoni in gara, ha le medesime esigenze. Devi sistema la ritmica, gli archi, i fiati, il coro. Le dinamiche espressive, le intro, le code, le velocità metronomiche  dei brani. Ore, giorni, mesi di duro lavoro. Un macello. Eppure il risultato è eccellente. Tu ascolti questa meravigliosa orchestra e coro che non sbaglia un colpo; come un’opera, appunto. Lasciamo stare i contenuti; “quello” che suona non ci interessa, per ora; stiamo parlando del “come”. Lo stesso impegno, la stesso lavoro di Traviata, Cavalleria Rusticana, Boheme. Ebbene, pensate, il tutto per una sola settimana. Avete mai letto in un teatro, al Bellini, alla Scala o al Regio  : “Stasera si replica la 47^ edizione del  Festival” dirige Muti; o  “La 35^” diretta da Sinopoli.  No. Che spreco, però! Un impiego enorme di talento, creatività, energie economiche ed umane per così poco tempo. E non ci consola nemmeno l’idea che, almeno qualche canzone, riuscirà ad arrivare fino a Luglio- Agosto inoltrato. Intanto giungerà a quell’epoca grazie al disco e non all’orchestra; e poi, che ne facciamo di tutte le altre canzoni? Tutte quelle carte che sono state necessarie per eseguire quei brani che già l’indomani nessuno più ricorda nemmeno d’avere ascoltato; dove sono anadate a finire? Se le portano a casa gli orchestrali per souvenir? Vengono lasciate all’uscita nell’inceneritore del comune di Sanremo? Insomma io qui mi chiedo e vi chiedo: Si può chiedere una ristampa anastatica di tutto questo materiale? Si può tentare un riciclo, magari di parti staccate, per cui con dieci brani ne tiri fuori uno; giusto per un ricordo? E se sì, a chi ci si può rivolgere? Alla Ricordi?

Seconda questione, (che poi è il seguito della prima). Si può ragionevolmente pensare di richiedere ai vari patron una moratoria su Sanremo?  Una pausa di due-tre anni? Badate bene, noi riteniamo che cinquanta edizioni testimoniano più che eloquentemente sulla vitalità della rassegna. Di più. Tutto il popolo italiano, se non fosse il solito ingrato che prima canta Giovinezza giovinezza e poi gode di piazzale Loreto; prima si fa tatuare il garofano rosso sulla giacchetta e poi  spara su Hammamet, tutto il popolo italiano, dicevo, dovrebbe essere grato al Festival dei fiori. Il nostro gusto, la nostra cultura musicale, le prime liti con i genitori per la nostra libertà d’opinione, tutto dobbiamo al nostro Santo Remo. Non avremmo apprezzato l’antimilitarismo di Joan Baez o Bob Dylan senza  “Mettete dei fiori sui vostri cannoni” dei Giganti; e se gli altri avevano i Beatles, noi rispondevamo con i Camaleonti? Ci siamo cibati per anni di Ricchi e Albani, di Poveri e Cotugni. Proprio per questo, proprio perché sappiamo valutare l’enorme beneficio che abbiamo tratto da questa lezione di indubbio spessore culturale e musicale insieme, riteniamo di avere assolutamente bisogno di una pausa di riflessione per avere il tempo di assimilarne tutti i contenuti, di approfondirne i significati ed i rimandi stilistici, palesi ma soprattutto occulti. Proponiamo per i prossimi anni una tregua; multilaterale: conduttori, bellone, discografici, giornalisti, rai e private, giurie demoscopiche e di qualità, domenichein del giorno dopo, e collegamenti di tutte le trasmissioni, da Un giorno in pretura a Elisir, TUTTI, per due- tre anni, NIENTE. Zitti. Abbiate pietà di noi. Non abbiamo il tempo, in un solo anno, di digerire tutto questo bagaglio di dati, di notizie, di sapienza. Siamo coscienti di chiedervi troppo; che c’è per noi il rischio di anni bui e tristi; ma bisognerà pur rischiare. Al massimo, proprio per vincere l’assoluto grigiore del Febbraio orbo di festival, si potrà pensare a dei miseri rimedi. Piccoli special sui conservatori italiani, le orchestre giovanili di classica, di jazz o di musica popolare. La discografia indipendente. Serate in cui proporre al pubblico televisivo l’ascolto della poesia insieme alla musica dei centri sociali; conoscere ciò che vibra veramente nel tessuto profondo di quest’Italia. Conferenze e seminari di grandi musicisti ed artisti che ci spieghino la differenza fra la musica di “valore” e la musica di “successo”; che la musica si può servire per anni, con grande impegno, bravura, talento, senza pensare necessariamente ad una partecipazione al Festival. Senza la gara; quella, se si vuole, si può fare con una partita al bigliardino. E qui ci ricolleghiamo alla prima questione. Se proprio si manifesteranno delle gravi crisi d’astinenza si potrà sempre replicare qualche edizione passata, riciclare qualche evento ritenuto fondamentale  nel processo di formazione del gusto e della mentalità italica. Per esempio la Bertè che canta col pancione finto gravido, o Federico Salvatore impegnato sulla diversità gay di “Sulla porta”, o l’ultimo capolavoro con musiche di Nava e testi di “Minghi”.

 

Carlo Muratori

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