Morte
e Resurrezione
d''u lamientu di Canicattini Bagni (sr)
8 APRILE 2001
La
settimana Santa arriva
un po’ dovunque a creare una sorta di interruzione, di riflessione,
di strappo al lento ed uniforme fluire del vivere. Anche nel continuo
infrangersi e rimodellarsi dei
contenuti tradizionali con le nuove e moderne mentalità, gli antichi
riti popolari si ripropongono e si adattano alle mutate condizioni;
in certi casi spariscono addirittura per un periodo, per poi ritornare
con rinnovata energia. Canicattini Bagni, antica baronia sulla Siracusa
– Palazzolo (la perigliosa mare-monti), è oggi una tranquilla cittadina
circondata dalle candide cave di pietra da intaglio. Il venerdì Santo
di molti anni fa, durante la processione vespertina, sulle strade di
questo paesino si stendeva una tappeto sonoro di raro struggimento e
bellezza insieme: ‘U lamientu. Frotte di nuri, i devoti
del Santissimo Cristo, lo intonavano atteggiando la voce come delle
affilate lame di rasoio che squarciavano il buio della sera. “Ero terrorizzato
ed attratto ad un tempo dall’ascolto del lamento e dalla vista
della vara del Cristo” ricorda così Sebastiano Tanasi, poeta popolare,
“Era, per noi bambini, quasi un rito di passaggio; un’iniziazione per
vincere la paura e diventare grandi.” “Verso le ultime file del corteo
penitenziale, mi racconta il sindaco siculo-americano Frank Cultrera,
si godeva uno spettacolo da brivido; il canto che sgorgava all’imbrunire,
sembrava avvolgere in un grande abbraccio melodico quella moltitudine
che riempiva in ogni angolo la via Principessa Jolanda”. Già
Antonino Uccello in un suo studio del 1979 (Il SS. Cristo a Canicattini
Bagni) annota come l’usanza di aggiudicarsi lo stendardo che apriva
la processione fosse del tutto scomparsa. Ci parla anche di ragazze
vestite di bianco, ‘i virgineddi, che accompagnavano una croce
di legno. Hanno resistito faticosamente (virgineddi e lamientu) fino
agli anni settanta; poi lentamente, ma inesorabilmente il declino! I
nuri, in numero sempre minore, non lo intonavano più e per anni
il canto ha taciuto. Poi il miracolo! Provocato incidentalmente da alcuni
tentativi che l’amministrazione comunale aveva operato nel 95-96, cercando
di far eseguire la lamentazione a dei cori polifonici colti. Giovanni
Morana comincia allora ad avere la sua folgorazione. Suo nonno, Giovanni
anche lui, era stato un valoroso capo-nuro ai suoi tempi. Compiere
il percorso a ritroso, verso la sua memoria, i suoi avi, la sua stessa
identità di canicattinese, di devoto al SS. Cristo, lo ha condotto dritto
verso gli anziani ancora in vita che avevano scolpito il canto ed i
suoi versi nella mente come nella pietra bianca delle cave. Se l’è fatto
cantare e ricantare centinaia di volte da Vincenzo Gionfriddo, Salvatore
Gozzo, il barbiere d’a ciazza,
e alla fine ha deciso che era pronto per ri-eseguirlo in pubblico,
‘U Lamientu. Nel 1998 il debutto; insieme ai suoi due maestri
e a qualche coraggioso. “In quell’anno non ho ancora indossato la tenuta
completa da devoto – mi racconta Giovanni- non mi sentivo ancora pronto.
Ho dovuto compiere un percorso anche interiore. Il lamento non si canta
solo con la voce, ci vuole ben altro; dentro la tua anima”. Fa di più.
Da due anni incontra i ragazzi del suo paese ed insegna loro la melodia
e le parole. La scorsa Pasqua, alla processione, c’erano pure un nugolo
di giovani nuri che cantavano assieme ai grandi. Ogni anno si
aggiunge qualcuno al coro; anche ‘i virgineddi
hanno fatto la loro ricomparsa in processione. Viene ripristinata,
magicamente, un’usanza che stava per perdersi irrimediabilmente. Giovanni
Agnello è un dirigente APT:“Quando sono andato a vivere a Milano, come
spesso accade, son cominciati a riaffiorare i ricordi del mio paese.
‘U lamientu era come un tratto distintivo dell’essere canicattinese.
Ricordavo mia madre che me lo cantava Maria passava di ‘na strata
nova, la porta d’un firraru apera era. É bello ricongiungersi con
il proprio passato; riallacciare i nodi tranciati della memoria. È miracoloso
che ‘u lamientu sia tornato a riempire le nostre strade!”
Carlo Muratori