/ Home /  Biografia / Discografia / Rassegna stampa/ Scritti/ Date /Eventi / Il Concerto / Archivio Etnico / Links / Photo / English version  / News /
 
Sabato, 04 febbraio 2012


> ARCHIVO SCRITTI

La lista della spesa maggio 2008

La lista della spesa aprile 2008

La lista della spesa marzo 2008

La lista della spesa febbraio 2008

La lista della spesa gennaio 2008

La lista della spesa dicembre 2007

La lista della spesa novembre 2007

La lista della spesa ottobre 2007

La lista della spesa giugno 2007


La lista della spesa maggio 2007

La lista della spesa aprile 2007

La lista della spesa marzo 2007

La lista della spesa febbraio 2007

La lista della spesa gennaio 2007

La lista della spesa dicembre 2006

La lista della spesa novembre 2006

Alle radici
del suono ibleo.


Morte e Resurrezione
d''u lamientu di Canicattini Bagni (sr)


Tradizioni e tramutamenti

Musica e buatte

Siciliani doc

Fratelli e Sorelle

Il Canto degli occhi

Traccole e campane

Scusate se parlo d'alberi

Storie d'amore

Stasera si replica

La musica in piazza

Sammastianu di Belvedere





Morte e Resurrezione
d''u lamientu di Canicattini Bagni (sr)

8 APRILE 2001


L
a settimana Santa  arriva un po’ dovunque a creare una sorta di interruzione, di riflessione, di strappo al lento ed uniforme fluire del vivere. Anche nel continuo infrangersi e rimodellarsi  dei contenuti tradizionali con le nuove e moderne mentalità, gli antichi riti popolari si ripropongono e si adattano alle mutate condizioni; in certi casi spariscono addirittura per un periodo, per poi ritornare con rinnovata energia. Canicattini Bagni, antica baronia sulla Siracusa – Palazzolo (la perigliosa mare-monti), è oggi una tranquilla cittadina circondata dalle candide cave di pietra da intaglio. Il venerdì Santo di molti anni fa, durante la processione vespertina, sulle strade di questo paesino si stendeva una tappeto sonoro di raro struggimento e bellezza insieme: ‘U lamientu. Frotte di nuri, i devoti del Santissimo Cristo, lo intonavano atteggiando la voce come delle affilate lame di rasoio che squarciavano il buio della sera. “Ero terrorizzato ed attratto ad un tempo dall’ascolto del lamento e dalla vista della vara del Cristo” ricorda così Sebastiano Tanasi, poeta popolare, “Era, per noi bambini, quasi un rito di passaggio; un’iniziazione per vincere la paura e diventare grandi.” “Verso le ultime file del corteo penitenziale, mi racconta il sindaco siculo-americano Frank Cultrera, si godeva uno spettacolo da brivido; il canto che sgorgava all’imbrunire, sembrava avvolgere in un grande abbraccio melodico quella moltitudine che riempiva in ogni angolo la via Principessa Jolanda”. Già Antonino Uccello in un suo studio del 1979 (Il SS. Cristo a Canicattini Bagni) annota come l’usanza di aggiudicarsi lo stendardo che apriva la processione fosse del tutto scomparsa. Ci parla anche di ragazze vestite di bianco, ‘i virgineddi, che accompagnavano una croce di legno. Hanno resistito faticosamente (virgineddi e lamientu) fino agli anni settanta; poi lentamente, ma inesorabilmente il declino! I nuri, in numero sempre minore, non lo intonavano più e per anni il canto ha taciuto. Poi il miracolo! Provocato incidentalmente da alcuni tentativi che l’amministrazione comunale aveva operato nel 95-96, cercando di far eseguire la lamentazione a dei cori polifonici colti. Giovanni Morana comincia allora ad avere la sua folgorazione. Suo nonno, Giovanni anche lui, era stato un valoroso capo-nuro ai suoi tempi. Compiere il percorso a ritroso, verso la sua memoria, i suoi avi, la sua stessa identità di canicattinese, di devoto al SS. Cristo, lo ha condotto dritto verso gli anziani ancora in vita che avevano scolpito il canto ed i suoi versi nella mente come nella pietra bianca delle cave. Se l’è fatto cantare e ricantare centinaia di volte da Vincenzo Gionfriddo, Salvatore Gozzo, il barbiere d’a ciazza,  e alla fine ha deciso che era pronto per ri-eseguirlo in pubblico, ‘U Lamientu. Nel 1998 il debutto; insieme ai suoi due maestri e a qualche coraggioso. “In quell’anno non ho ancora indossato la tenuta completa da devoto – mi racconta Giovanni- non mi sentivo ancora pronto. Ho dovuto compiere un percorso anche interiore. Il lamento non si canta solo con la voce, ci vuole ben altro; dentro la tua anima”. Fa di più. Da due anni incontra i ragazzi del suo paese ed insegna loro la melodia e le parole. La scorsa Pasqua, alla processione, c’erano pure un nugolo di giovani nuri che cantavano assieme ai grandi. Ogni anno si aggiunge qualcuno al coro; anche ‘i virgineddi  hanno fatto la loro ricomparsa in processione. Viene ripristinata, magicamente, un’usanza che stava per perdersi irrimediabilmente. Giovanni Agnello è un dirigente APT:“Quando sono andato a vivere a Milano, come spesso accade, son cominciati a riaffiorare i ricordi del mio paese. ‘U lamientu era come un tratto distintivo dell’essere canicattinese. Ricordavo mia madre che me lo cantava Maria passava di ‘na strata nova, la porta d’un firraru apera era. É bello ricongiungersi con il proprio passato; riallacciare i nodi tranciati della memoria. È miracoloso che ‘u lamientu sia tornato a riempire le nostre strade!”

Carlo Muratori

 Copyright © Carlo Muratori. Tutti i diritti riservati 2000/07