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Giovedì, 29 luglio 2010


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La lista della spesa maggio 2008

La lista della spesa aprile 2008

La lista della spesa marzo 2008

La lista della spesa febbraio 2008

La lista della spesa gennaio 2008

La lista della spesa dicembre 2007

La lista della spesa novembre 2007

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La lista della spesa giugno 2007


La lista della spesa maggio 2007

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La lista della spesa febbraio 2007

La lista della spesa gennaio 2007

La lista della spesa dicembre 2006

La lista della spesa novembre 2006

Alle radici
del suono ibleo.


Morte e Resurrezione
d''u lamientu di Canicattini Bagni (sr)


Tradizioni e tramutamenti

Musica e buatte

Siciliani doc

Fratelli e Sorelle

Il Canto degli occhi

Traccole e campane

Scusate se parlo d'alberi

Storie d'amore

Stasera si replica

La musica in piazza

Sammastianu di Belvedere





La lista della spesa
Novembre 2007

La musica allora suonava marce funebri nelle processioni dalla chiesa all’uscita del paese.
Era la guerra del 40, e anche la Sicilia forniva allo Stato gli uomini, i mariti, i figli per il macello mondiale.
Lo zio aveva avuto giusto il tempo di scrivere una sola lettera dalla Russia per dare sue notizie; poi più niente, il silenzio! Questo voleva dire tre cose fondamentalmente per Rosario e Giuseppe, figli di Concettina Gibilisco e di Sebastiano Carpinteri, morto nel ‘38 : che la campagna di Russia non è un terreno dove si coltiva l’uva per fare la vodka; due, che la guerra uccide sul serio, e lo fa senza guardare in faccia amici e parenti e, tre, che da quel momento bisognava darsi da fare da soli. Lo zio era stato un grande aiuto per la famiglia, da quando papà Sebastiano era morto nel ’38. La mamma era rimasta sola; con loro due ancora troppu nichi per lavorare e per guadagnarsi da vivere. Rosario aveva appena dieci anni quando cominciò ad impastare la farina; aiutava sua madre a fare e vendere il pane. Durante la guerra non era consentito panificare oltre il quantitativo previsto dalla carta annonaria. Ci si industriava quindi, clandestinamente, per sfamare, per sfamarsi.
La campagna quella vera, quella verde di alberi e di frutti, di prati e fiori, nella loro famiglia era arrivata dall’Argentina nel 1917, a bordo del vapore Buenos Aires - Palermo, e da quel momento non li avrebbe più lasciati. Il nonno Rosario Carpinteri, era emigrato in America del Sud per tentare la fortuna; con il gruzzoletto che ebbe il tempo e la forza di mettere insieme, riuscì a comprare quella terra fertile nella vallata tra Belvedere e Floridia. Saro e Pippo cominciarono da allora a scorazzare e a farsi rapire il cuore dal giallo in-granato delle spighe, a sporcarsi i piedi col tannino delle tinozze in tempi di vendemmia.
La musica adesso cominciava a farsi strada e a crescere dentro di loro.
Era il suono del friscaletto del pastore, mentre osservava le mandrie al pascolo; era la voce del contadino che calmava con il suo canto la fatica del mulo costretto a sminuzzare le spighe sotto il caldo atroce dell’estate siciliana; erano i canti e le danze nel baglio, la sera, durante la raccolta delle mandorle. Musica come il pane impastato con la madre al lume di candela; qualcosa di necessario, di indispensabile; di cui non poter fare più a meno. Fu Rosario il primo ad accorgersi che la fisarmonica non doveva essere poi così difficile da affrontare. I suoi adolescenti amici della Floridia-bene conoscevano l’arte della musica e gli insegnarono i primi rudimenti del solfeggio e della tecnica. Lui insegnò poi al fratello Pippo la maniera corretta per spingere il mantice e fare uscire i suoni giusti. Pippo lo ripagò prima con una serie di pernacchie sgrammaticate, fin quando sorprese tutti, nel febbraio del 51, rigorosamente a orecchio, a intonare, come un’avemaria, Grazie dei Fiori con cui Nilla Pizzi aveva espugnato Sanremo quell’anno.
Ora sono gli anni della gioventù e la musica è quella delle marce nuziali.
Bisogna mettere su famiglia e ci vuole un lavoro sicuro. Rosario si arrampica come un gatto sui pali della luce con la tuta dell’Enel e Pippo si impiega come trasportatore per una ditta di pasta locale. Trascorreranno circa trent’anni della loro vita nei rispettivi impieghi. Mai un giorno di malattia, ricordano, e, nelle ore libere dal lavoro “sicuro”, la campagna, che si fa sempre più grande, avida di sudore e che, nel frattempo, cambia di colore. I campi di grano e di mandorle si sono trasformati in giardini di loti dolcissimi importati dall’Emilia, aranci di tutte le varietà e uva da vino. Ora sono quasi otto ettari. I figli di Concettina Gibilisco e di Sebastiano Carpinteri, morto nel ’38, adesso hanno quasi ottant’anni. Si svegliano tutti i giorni alle quattro, e dopo mezz’ora sono già sul campo. Non hanno avuto mai collaboratori o dipendenti, tranne che per rari casi di eccezionalità; non conoscono bene il significato delle feste comandate. Lavorano ancora come ragazzi di vent’anni, senza fermarsi un attimo; pausa solo per il pranzo alle undici del mattino…e per il concertino insieme, quando l’ispirazione è quella giusta e il vino è stato buono. Non si esibiscono per il pubblico; è una cosa privata. Ora la musica ha il ritmo dei tanghi argentini (in ricordo del nonno, chissa??!!), dei valzer, delle mazurke; delle tarantelle friscaletto e fisarmonica. Le dita di Rosario e Pippo hanno preso ormai la forma dei manici delle accette, delle forbici per potare, delle zappe, dei forconi; si sono ingrossate a dismisura e hanno la stessa elasticità della pietra; eppure quelle stesse dita scivolano orgogliosamente sulla tastiera della fisarmonica, sui buchi fatti a mano di un friscaletto di canna. Producono musica; quella sacra davvero; quella musica che ti rincorre per una vita intera, che non ti abbandona, che rallegra e fa grande il cuore, di chi la fa e di chi ascolta; che capisce il tuo dolore e lo consola, che sgorga dalla pietra come acqua di fonte.
Spesso questa musica non si insegna nei conservatori e lo sanno bene i figli di Concettina Gibilisco e di Sebastiano Carpinteri, morto nel ’38.

Carlo Muratori

 

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