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Giovedì, 29 luglio 2010


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La lista della spesa maggio 2008

La lista della spesa aprile 2008

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La lista della spesa febbraio 2008

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La lista della spesa dicembre 2006

La lista della spesa novembre 2006

Alle radici
del suono ibleo.


Morte e Resurrezione
d''u lamientu di Canicattini Bagni (sr)


Tradizioni e tramutamenti

Musica e buatte

Siciliani doc

Fratelli e Sorelle

Il Canto degli occhi

Traccole e campane

Scusate se parlo d'alberi

Storie d'amore

Stasera si replica

La musica in piazza

Sammastianu di Belvedere





La lista della spesa
NOVEMBRE 2006

Fette biscottate marmellata zucchero di canna prendere il vino pagare la luce
Devo passare dal negozio di strumenti musicali.
Voglio trovare uno strumento nuovo. E’ da un po’ che lo cerco. Mi sono stancato del suono della chitarra, del suo blemmm blemmm; di quell’aria melanconica che trasmette tutt’intorno; della sua vetusta eleganza, forse anche della sua infinita educazione. Del nylon delle sue sei corde. Sei, che spreco! Di plastica poi; io odio la plastica. Su quella cassa di legno lucidata poteva starci benissimo…chennesò..(?) l’ottone, il bronzo, non la plastica. Anche il ferro battuto o il marmo. Questi sei fili tirati a più non posso che producono quel suono così inflazionato e prevedile che tutti, quando lo ascoltano, dicono “Toh! Una chitarra!!”. Basta. Io cerco uno strumento diverso; che urli, che abbai, che ruggisca come un leone che è stato per troppo tempo in gabbia. Che spaventi ad ogni nota, che impressioni, che incuta rispetto e terrore. Altro che plastica.  Che non faccia sognare, ma scappare, che non dia emozioni ma palpitazioni. Il ragazzo del negozio di qualche giorno fa mi ha detto “ma tu cerchi un’arma allora, non uno strumento”. Così mi ha detto. Ma che c’entra?! Mica voglio uccidere qualcuno. Beh…magari proprio uccidere no…però…magari farlo ragionare meglio, riflettere a fondo sulle cose. Pensavo a quei corridoi immensi dei centri commerciali. Ce l’hai presente, no?! Quei luoghi che, quando arrivi e vedi tutta quella gente, ti si allarga il cuore. Tu che vieni fuori dalla tua grigia solitudine di una settimana, dentro quella maledetta stanzetta di un maledetto appartamento in un maledetto condominio qualunque, ti tuffi in mezzo a tutte quelle persone e ti passa tutto; come se in un attimo, per incanto, fossero finiti i bombardamenti dentro il tuo cuore, la tua anima e all’improvviso fosse arrivata la pace, la luce, la gente, la pace, i carrelli, la spesa, le facce, i colori, i jeans a vita bassa, le nike, la pace, i carrelli. Tutti a spingere quell’aggeggio magico, come la carrozza di un principe, di un re; come la vara di un santo. I bambini piccoli che urlano, che piangono con tutti i decibel che hanno in corpo; le mamme che riescono a guardare le vetrine, tranquille, senza ascoltarli; con le pupille dilatate che concupiscono il completino giallo; i papa  con le facce pallide e rassegnate; distrutti da ore e ore d’ufficio, di fabbrica e di capuffico; costretti in quel lavoro di merda giusto per avere la possibilità, almeno una volta la settimana, di portare la famiglia al centro commerciale; i nonni che leccano gelati enormi da incoscienti; che comprerebbero tutto quello che vedono, anche i manichini, con i soldi del figlio o del genero meglio. Pensavo a quella gente e a quella musica di sottofondo con pianoforti, flauti e l’immancabile orribile chitarra. No! No! Ma che ci sta a fare?! A tutta quella gente intenta a danzare con i propri carrelli quella musica fa male. Quella chitarra non dice niente a loro. Però se riesco a trovare quello strumento nuovo che sto cercando… Uno strumento “percussivo”; come un matterello, uno sfolla-gente, una pala da forno (quella di ferro che fa più male). Ad ogni secondo un colpo, una nota, come un ruggito, fortissimo, terrificante, spaventoso, mostruoso, orrendo. Una partitura di colpi e ruggiti, colate laviche e terremoti, detonazioni e latrati di cani. Vorrei vedere allora se i bambini avrebbero il coraggio di continuare a piangere per le patatine; o le mamme a guardare intontite le vetrine dell’ultima moda; e quegli anziani riuscirebbero a posare le loro dentiere su quelle montagne di coni gelato alla panna. Quello è uno strumento che mi ci vuole per la nuova musica. Devo ricordare di andare a cercarlo e di comprarlo.
Devo assolutamente ricordarmi, anche, di consegnare per domani l’articolo a IN-OUT; mi è piaciuta l’iniziativa, l’ho incoraggiata, sostenuta in qualche modo…ora non posso, non devo e non voglio tirarmi indietro. Staremo a vedere. Che Iddio mi perdoni.

Carlo Muratori

 

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