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Giovedì, 29 luglio 2010


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La lista della spesa maggio 2008

La lista della spesa aprile 2008

La lista della spesa marzo 2008

La lista della spesa febbraio 2008

La lista della spesa gennaio 2008

La lista della spesa dicembre 2007

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La lista della spesa maggio 2007

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La lista della spesa dicembre 2006

La lista della spesa novembre 2006

Alle radici
del suono ibleo.


Morte e Resurrezione
d''u lamientu di Canicattini Bagni (sr)


Tradizioni e tramutamenti

Musica e buatte

Siciliani doc

Fratelli e Sorelle

Il Canto degli occhi

Traccole e campane

Scusate se parlo d'alberi

Storie d'amore

Stasera si replica

La musica in piazza

Sammastianu di Belvedere





La lista della spesa
Marzo 2008

 

Diario per un nuovo disco

 

 

Esce in questi giorni per ODD TIMES RECORDS/EGEA

il nuovo cd di Carlo Muratori


“La Padrona del Giardino”

 

 

 

 

 

Il racconto dell’autore su come e quando sono nate le canzoni,
i retroscena, gli arrangiamenti, i momenti della registrazione, il mixing e l’art work.

2002

E’ proprio una bella mattina quando ti svegli e decidi di andare a comprare un quaderno; un quaderno nuovo e una matita. E io vado; perché ho bisogno di quel gesto, apparentemente futile. E’ una dichiarazione d’amore, un atto di fede e di speranza nelle mie possibilità; un patto di riconciliazione fra me e la mia coscienza, una ulteriore sfida fra l’imboscata della mia pigrizia e la forza di volontà. Due euro e sessanta. Quella piccola risma di fogli bianchi, anzi quadrettati, piegati in due e pinzati sul bordo, si trasformerà presto nella valigia di cartone degli emigrati del sud, nella cassapanca del mago circense, nel mio mare salato e solitario, grande quanto un bicchiere, ma dove si può navigare senza rotta prestabilita. Diventerà il mio più indulgente confessore. Il quaderno nuovo profuma di nocciole e i suoi fogli, stirati come le camicie della prima comunione, mi riportano sui banchi dell’elementare, quando il primo gesto identitario e proprietario, a scanso di equivoci, consisteva nello scriverci urgentemente il cognome, il nome, la classe e la sezione, proprio in quest’ordine.
Mi viene la voglia di scriverci almeno la data: 21 agosto. Non noto subito la copertina. Sono troppo preso da quel bianco mare dei fogli vuoti. La osserverò solo qualche giorno più in là. E’ un dipinto di Silvestro Lega del 1887 che raffigura una elegante dama con cappello e borsetta in un paesaggio rurale, un cane, un contadino, alberi, prato, fiori. Il titolo è abbastanza scontato, vista l’immagine, “La padrona del giardino” si chiama; ma non so perché da subito quella frase risuona dentro di me come una musica. La riporto sulle lineette della prima pagina, invece del mio nome; quasi a significare che quell’avventura che stava per iniziare, in qualche modo avrebbe dovuto fare i conti con quel titolo. Non sapevo nulla allora di Silvestro Lega, nè dei macchiaoli fiorentini; di quel movimento pittorico che dalla saletta del toscanaccio Caffè Michelangelo irruppe in tutta Europa,anticipando in maniera geniale l’impressionismo francese.
Le prime venti pagine sono dure da gestire. Riesco a scrivere solo pochi versi per ogni foglio, niente di significativo; scarabocchi, geroglifici. L’approccio è lento e farraginoso. La prima cosa che ha un senso porta la data del 19 ottobre: Assah riri, ‘nti lassari iri, assah riri, ‘nti scantari, assah riri. I miei figli da qualche anno studiano fuori dalla Sicilia e il tenore delle nostre frequenti telefonate è condito, oltre che dalla tipica preoccupazione di tutti i genitori terroni che raccomandano ai loro ventenni picciriddi di stare attenti e di non fare minkjate, anche di svariati incoraggiamenti a superare le prime difficoltà. Nasce così la prima canzone, Assah riri, lasciali dire. Questo brano più che ai miei figli incoraggia soprattutto me. 25 ottobre, serata di pioggia, la malinconia e l’inquietudine hanno il sopravvento: Stranu amuri, fora chiovi, finestri, suspiri…sciri no…dintra no..troppu sira, stasira… La seconda canzone arriva come una consolazione. Mi piace tanto, sono abbastanza soddisfatto e gasato, ma dovrò smettere quasi subito; la vita scandisce i suoi tempi inesorabilmente. Sto per realizzare il sogno di una vita, quello di andare a vivere in un giardino (guarda caso!!), ma bisogna iniziare i lavori per la costruzione della casa e si avvicina il giorno in cui dovrò lasciare quella vecchia, preparare il trasloco per andare temporaneamente a casa di amici.

2003

Tutto quest’anno svanisce tra uffici tecnici, ingegneri, operai, fosse imof, gastriti. Ad ottobre perdo mia madre. A novembre mi ritrovo fra le mani il quaderno che odora di nocciole, e giorno 12 le televisioni di tutto il mondo ci raccontano che a Nassiriya decine di nostri connazionali sono saltati in aria. E c’è l’Unità che vuole produrre un cd di canzoni contro la guerra; mi richiedono una brano originale per quella raccolta: Beddha cu ‘u sa se tornu?! Beddha dumani partu, ca la guerra è pani e lacrimi.

2004


A giugno riesco finalmente a fare la prima colazione in mezzo agli aranci del mio giardino; ma è stata durissima, e ho cento creditori ancora dietro la porta, ogni mattina. Lo stretto contatto e la febbrile frequentazione con carpentieri, muratori, fabbri e falegnami la sera del 19 novembre mi conduce ad una semiseria riflessione sul mio cognome e sul costruire: Fabbrico da sempre come è scritto sul mio nome, fabbrico paziente mattone su mattone….

2005

Adesso vivo come un campagnolo, con il cuore e le mani sempre gonfie di terra e verdi di erba da strappare; ma sono un campagnolo felice e la sera, dopo mille lavori, riprendo il mio quaderno che profuma di nocciole, pronto a salpare. Ho letto un libricino di Veronica T. che mi ha veramente commosso; la storia di due polacchi che vengono a lavorare a Siracusa, vengono sfruttati e sfiniti entrambi, finchè, dopo aver fatto l’amore per l’ultima volta, decidono di entrare in mare per non uscirne più da vivi. Voglio che diventi una canzone, ma non è facile ridurre un racconto in un po’ di strofe. A febbraio ci provo: E’ l’amore che beve, è l’amore che porta lontano, e partire sarà come dormire, lungo un sonno che puzza di treno….

(continua)

Carlo Muratori


 

 

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