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Giovedì, 29 luglio 2010


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La lista della spesa maggio 2008

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La lista della spesa febbraio 2008

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La lista della spesa dicembre 2006

La lista della spesa novembre 2006

Alle radici
del suono ibleo.


Morte e Resurrezione
d''u lamientu di Canicattini Bagni (sr)


Tradizioni e tramutamenti

Musica e buatte

Siciliani doc

Fratelli e Sorelle

Il Canto degli occhi

Traccole e campane

Scusate se parlo d'alberi

Storie d'amore

Stasera si replica

La musica in piazza

Sammastianu di Belvedere





La lista della spesa
MAGGIO 2007

è tempo di raccogliere fiori dal mio giardino>>>
<<<La margherita, ovvero della semplicità>>>
Devo raccoglierne per il primo di maggio. Mi piace vedere il mio paese svegliarsi profumato, con i marciapiedi tappezzati di petali festanti. Fiori sul cemento; colore sul grigio. La campagna e la natura che invade le banchine e il piano regolatore urbano. Le strade nere d’asfalto e gomma bruciata che si aprono su ali colorate di giallo, bianco; del rosso di ridenti boccioli.
<<<Il papavero rosso, ovvero dell’orgoglio>>>
E’ il colore delle bandiere dei lavoratori; anche del sangue di chi ci lascia le penne per un salario spesso misero e senza alcuna tutela. Volendo, dopo aver spalmato di papaveri i marciapiedi, farei appena in tempo a partecipare al corteo dei lavoratori che parte dalle Latomie del Paradiso per giungere a mezzogiorno a Piazza Archimede tra le bandiere rosse.
<<<La lavanda; della diffidenza>>>
Mi dicono che non c’è alcun corteo, e per i fiori bisogna chiedere un particolare permesso e avere una regolare autorizzazione, perché si sporcano le strade. Niente da fare. Ma cos’è che ci sta succedendo? Ma quando ci sveglieremo dal torpore? Niente più fiori, niente cortei. Certo, effettivamente le strade devono poter rimanere pulite e libere per l’invasione di ossido di carbonio e di polveri sottili, e per i cortei…ci si stanca a fare tutta quella strada a piedi; magari si potesse fare in moto un bel corteo. Niente: una bella coda di tre ore in autostrada è certamente più rilassante.
<<<Il giglio bianco; della purezza>>>
Ne porterò un paio alla Madonna; è il fiore a lei gradito. Mi fermerò giusto qualche minuto per meditare su queste mie giornate noiose; a riflettere sui tristi marciapiedi disadorni, sulla sinistra italiana, oramai così democratica da rifiutare le camminate e lo sventolio di bandiere rosse; cose da operai.
<<<Ciuri di rosi russi a lu sbucciari, amaru dd'omu ca fimmini cridi; ovvero della virilità>>>
Nel breve volgere di un secondo, passiamo dalla venerazione della purezza e della santità femminile della Madonna, al maschilismo più becero e negletto. Siamo così i terroni. La nostra donna viene a trovarsi sempre pericolosamente oscillante in una condizione di santa e di puttana. Laddove è in odore di misticismo tutto ciò che quest’ essere possa mettere in atto per il proprio uomo, è sicuramente buttanaggine valutare i medesimi atteggiamenti rivolti ad altri uomini. Secoli di tradizione popolare si è scolpita a sangue nel nostro emisfero sinistro, e ci porta sempre e comunque a confondere le carte; gli adagi, i proverbi, i motti…tutto congiura per la diffidenza totale su questa purulenta purezza . ‘U masculu è meli, ‘a fimmina è feli! Brancoliamo da secoli in questa fiamma dell’inferno: Di lu mari nasci lu sali, di la fimmina ogni mali. Definitivo; senza possibilità di replica! O, ancora peggio, ‘A fimmina teni quattro banneri, carzara, malatia, furca e galeri!
<<<La passiflora; ovvero della fedeltà>>>
Mi piace accarezzare un pensiero di bellezza, di costanza e di dolce poesia. Ricordare la donna in quanto sposa e madre. Non so, e non mi importa di sapere se Annamaria Franzoni sia colpevole o innocente. Mi basta sapere che è una madre che ha perso il suo bambino, per avere tutta la mia compassione e solidarietà. Io, per fortuna mia e dei tribunali, non faccio il giudice. Sarei una frana. Io canto storie e canzoni per strada. Niente di più inaffidabile! Io immagino questa donna cantare una Ninna Nanna al suo Samuele. Una cantilena lenta e struggente; sommessa e sacrificale; come doveva essere il canto dei sacrifici a Dioniso sul Citerone. Da noi ninnananna si dice anche ‘u viersu; con quel particolare lemma ambiguo che, anche in italiano, sta ad indicare il verso di una poesia e, nello stesso tempo, il verso giusto, come versante,  possibile strada per una migliore soluzione. Le nostre madri tagliavano in due le stanze con le nache a volu; queste culle volanti assicurate alle pareti con grosse corde. Poi, con una cordicella più piccola, ci facevano ‘u viersu: lu papa ha gghjutu a caccia, a sparari lu ciccì; lu ciccì si nn’abbulau e o figghiu beddu lu sonno calau. Probabilmente il primo canto che l’uomo abbia avuto l’esigenza di dedicare ad un proprio simile è stato il canto di una madre al suo picciriddo. Il canto che per eccellenza lega la creatura alla sua matri, e la matri alla sua terra. Ed è singolare che oggi abbiamo affidato alla tv il compito di addormentare i nostri figli. Nostra madre Tv.
<<<La nigella; ovvero del vincolo d’amore>>>
Una donna non si maltratta. Mai. Un uomo d’onore non sfiorerebbe (il verbo non è casuale!) la sua donna nemmeno con un fiore.  Ahime! Accade più spesso di quanto si possa immaginare. E fa sempre una certa impressione assistere a quanto certe donne rimangano legate, in un silenzio senza più lacrime, all’uomo che le fa soffrire. Mi viene in mente la fattura di una majara per la donna che non vuole perdere suo marito; componimento raccolto tempo fa dal grande storico palazzolese Luigi Lombardo:
Sancu ti dugnu di lu mè cunnu;
maritu tu m’ha ‘ssiri ppi tuttu ‘u munnu.
Sancu ti dugnu di li mè vini,
maritu tu m’ha ‘ssiri finu alla fini.
Sancu ti dugnu di li mè ossa,
maritu tu m’ha ‘ssiri ‘nsinu a la fossa.
<<<La primula; ovvero della speranza>>>

Carlo Muratori

 

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