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Giovedì, 29 luglio 2010


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La lista della spesa maggio 2008

La lista della spesa aprile 2008

La lista della spesa marzo 2008

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La lista della spesa dicembre 2006

La lista della spesa novembre 2006

Alle radici
del suono ibleo.


Morte e Resurrezione
d''u lamientu di Canicattini Bagni (sr)


Tradizioni e tramutamenti

Musica e buatte

Siciliani doc

Fratelli e Sorelle

Il Canto degli occhi

Traccole e campane

Scusate se parlo d'alberi

Storie d'amore

Stasera si replica

La musica in piazza

Sammastianu di Belvedere





La lista della spesa
DICEMBRE 2006

Dove sta l’acca? Ogni anno che passa mi rattristo sempre più. Mi sento a intermittenza, come le lucine dell’albero;  a volte un ufo, subito dopo un barbone; un figlio dei fiori anni sessanta, e un figlio di buona donna contemporaneo. Detesto Jingle bells in tutte le sue varianti e, a seguire, White Christmas, o come diavolo si scrive; dove sta l’acca? prima o dopo la erre? o addirittura ce n’è un’altra dopo la ti. Christmas. Che parola misteriosa. E buon natale è ancora peggio. Un ignorante come me, per l’augurio, pensa a good. Macchè. Si dice Merry; un aggettivo, un Buono che si usa solo per Natale, manco per Pasqua si usa. Mi viene l’ansia ogni volta che devo scrivere questa parola anglofona; anni e anni di studio della lingua della Regina, a scuola, nelle canzoni dei Beatles e dei Rolling Stones, e ancora non lo ricordo bene: dove sta l’acca? Ma guardate voi se una persona che già ha i suoi problemi di fine anno, che sono veramente seri, deve occupare il suo tempo a stabilire l’ortografia delle parole inglesi; ma che ci frega a noi. Ma voi pensate veramente che se Madonna (non quella del presepe) cantasse Balla balla Bammineddu, o i Coldplay ritmassero su ‘Menzu ‘o voi e ‘u sciccareddu, questi grandi interpreti della musica mondiale saprebbero come pronunciare e soprattutto come scrivere la nostra lingua?! Ma si sa: noi siamo un popolo cortese ed ospitale. Ci preoccupiamo sempre del prossimo. Facciamo di tutto per apprendere la sua cultura, la sua lingua, gli usi e i suoi costumi. Tralasciamo addirittura i nostri, se è il caso. Siamo persone educate noi; rispettose. Abbiamo imparato tutto sulle cucuzze di Halloween e gettato nel cassonetto la festa de I Morti. Siamo evoluti noi. I bambini delle elementari disegnano benissimo renne e slitte sulla neve, con babbinatale spericolati (a parte le gite all’Etna, dove l’avranno mai vista una slitta sulla neve i bambini siciliani?? rimane un mistero). Se a questi stessi bambini gli chiedi cosa sia una ciaramedda, un friscalettu o un marranzano scappano piangendo: Aiuto mamma  c’è l’uomo nero. Siamo veramente formidabili; i ‘Ngrisi e i Miricani sono lontanissimi da noi, geograficamente almeno; ma per la nostra gente è come se fossero qui, strati strati. Viviamo dentro i loro telefim; riconosciamo le strade di Los Angeles e di New York senza esserci mai andati. Invece qui, proprio quì, a poche miglia marine, proprio dietro l’angolo, se sali sul terrazzo di casa li puoi scorgere, c’è un popolo o una tribù, un continente o un paisazzu che nessuno sa bene in effetti cos’è. Due o tre cose sono certe: sono un po’ più abbronzati di noi; usano dei dentifrici della madonna (quella del presepe) e certamente provengono da città ricche e con grandi magazzini enormi e pieni di mercanzia; infatti ognuno di questi vicini di casa nostra ha sempre con se tappeti, collane, cinture, accendini….un po’ come i catanisi di qualche decennio fa: hanno sempre qualcosa da vendere. Ma che lingua parlino e che Bammineddu adorino nessuno lo sa. Parliamo di gente così vicina a noi che spesso arriva anche a nuoto; i più bravi soltanto però; quelli un po’ carenti nello stile libero e nella rana mi si perdono per strada. A guardarli non si direbbe, ma sono tutti degli atleti fortissimi. Riescono a stare ore e ore sotto il sole bollente dell’estate, così come sotto la pioggia e il freddo nero; e ridono, ridono sempre con quei  denti bianchissimi. Con gli occhi ridono! e, questo mi fa impazzire, spesso ti chiamano “fratello”. Sono elastici, per nulla esigenti; ti propongono un prezzo, tu dai loro metà, un quarto e loro ridono e ringraziano: Sciucran, fratello. Però che cosa strana: di questi fratelli, che vivono a pochissimi chilometri da noi, nessuno sa niente; nessuno ci dice niente: se fanno il presepe o l’albero; se preferiscono il panettone o il pandoro; se vanno a sciare o al mare; ai loro bambini compreranno la playstation 3 o il nintendo ds, o un bel portatile con tanti giochi pre installati? Ma ciò che più di tutto mi incuriosisce è: come si scrive Natale nella loro lingua? C’è almeno un’acca?? O nemmeno quella? Bohhh…Comunque le feste si avvicinano e io mi allontenerei dalla parte opposta; si accendono tutte le lucine e  io parteggio per un blakout atomico; so che non mi salverò…almeno Dio salvi la Regina…ma anche il Cavallo, la Donna e il Re. 


Carlo Muratori

 

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