Il
canto degli occhi
16 MAGGIO 2000

Masculi ccu i masculi e i fimmini ccu i fimmini. Mi sembra una precauzione
demodè ma che mantiene intatta
la sua praticità. E’ fondamentalismo etico, imperativo sociale, prescrizione
ideologica? Per me è anche una festa in casa, quarant’anni fa.
Un salone illuminatissimo a giorno con lamparini da 200. Tutti seduti
a giro nella stanza, come ai bordi di una piscina; maschi da una parte,
femmine dall’altra; “Permetti questo ballo?” “Ce lo devo dire a mia
matre, prima”. E’ la domenica a messa: la navata di sinistra per le
donne, la destra per noi; un occhio al prete, l’altro alla zita. E’
una Ninna nanna che fa la differenza; ma anche un lamento funebre (u
repitu) con il morto in mezzo alla casa. E’ il canto delle lavandaie:
Scusati amici si nun cantu bonu, sugnu picciridda e la vuci mi trema.
Questo fra i due sessi è un divario incolmabile nelle culture popolari.
La promiscuità è improponibile,
anche in musica. Ognuno si faccia i canti suoi.
E le femmine, le nostre, li hanno saputi scrivere nel tempo i
loro canti; altro che! Li hanno saputi cantare, urlare, piangere i loro
versi e le loro nenie. Il timbro di una
fimmina siciliana che canta non è quasi mai sdolcinato, debole,
flebile. Rimanda ad una aristocrazia del mèlos, ad una forza energica
e carezzevole, marmorea e sensuale, angelica ed erotica. Da quando Rosa
Balistreri ha deciso di andare a cantare dove meritano di più, stiamo
aspettando di ascoltare quella voce che possa degnamente raccontare
la Sicilia al femminile. Io ne ho conosciuta una, qualche anno fa, che
mi ha molto emozionato. Si chiama Cecilia ed è di Modica. Canta con
gli occhi; ma se l’ascolti attentamente ti senti taliato dalla sua voce.
“La nostra isola nasconde la sua misteriosa storia tra i granelli di
sabbia, sotto le pietre laviche, sotto l’ombra dei suoi carrubi; ma
il caldo spossante la tiene assopita, silenziosa ed immobile”. Questo
pensa Cecilia Pitino della sua terra. Si sente in perenne rivolta contro
quel silenzio ossessivo che spesso la circonda. La sua è una voce estrema
e testarda ma che sa comunicare, evocare. Ho ascoltato diversi suoi
concerti e non sono riuscito mai a dirle fino in fondo il mio pensiero;
per pudore, forse, per riservatezza. Adesso, con il distacco della pagina
scritta, potrei finalmente essere più sincero. Cecilia mi affascina
ogni volta di più; le chiederei, se fosse possibile, di non aggiungere
nessuna parola ai canti; nessuna introduzione, nessun commento. Cantare,
danzare e cantare. Solo quello vorrei. C’è già tutto in quella sua voce
e nei canti! Tutta la storia della Sicilia, anzi, di più. Non c’è bisogno
d’altro. Ogni parola, frase, discorso ascoltati durante quel concerto, mi hanno destato bruscamente; mi hanno privato dell’intrigante
mistero della sua figura. Cecilia è una sacerdotessa del cantare in
lingua siciliana, e in quel rito non vi è posto per nient’altro che
non sia musica. La sua nonna di Frigintini intenta a battere le mandorle
in un mortaio di pietra, sopra un tavolo di pietra, seduta su un sedile
di pietra ha folgorato la sua mente già da bambina. Ricorda quando andava
a trovarla con tutti i suoi parenti, aspettando dopo pranzo che qualcuno
proferisse la fatidica frase: Cecilia canta, va…! E Cecilia cantava,
e da allora non ha più smesso, per fortuna. In sintonia con il mondo
poetico del grande poeta ibleo Carmelo Assenza, e collaborata dalla
etnologa Grazia Dormiente ha condotto una sua ricerca personale, sul
campo, dei canti tradizionali della sua terra, e qualche anno fa ha
colto lo splendido risultato di un album pubblicato dalla Viceversa
records “Spunta ‘na rosa”. Disco intenso, raffinato e magistralmente
suonato da veri esperti della materia: Riccardo Gerbino (direttore artistico
ed ispiratore degli arrangiamenti), Giovanni Arena, Francesco Calì.
Anne Marie Porras, una coreografa
parigina, a febbraio ha voluto Cecilia la Sicilienne in Francia,
perché cantasse nella sua
pièce “Femmes derriere le soleil”. I nostri cugini d’oltralpe
spesso riescono ad apprezzare certe cose meglio di noi. E allora “Canta
Cecilia, va…!Facci sognare ancora.”
Carlo
Muratori