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Giovedì, 29 luglio 2010


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La lista della spesa maggio 2008

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La lista della spesa febbraio 2008

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La lista della spesa dicembre 2006

La lista della spesa novembre 2006

Alle radici
del suono ibleo.


Morte e Resurrezione
d''u lamientu di Canicattini Bagni (sr)


Tradizioni e tramutamenti

Musica e buatte

Siciliani doc

Fratelli e Sorelle

Il Canto degli occhi

Traccole e campane

Scusate se parlo d'alberi

Storie d'amore

Stasera si replica

La musica in piazza

Sammastianu di Belvedere





Il canto degli occhi
16 MAGGIO 2000



















Masculi ccu i masculi e i fimmini ccu i fimmini. Mi sembra una precauzione demodè ma che mantiene  intatta la sua praticità. E’ fondamentalismo etico, imperativo sociale, prescrizione  ideologica? Per me è anche una festa in casa, quarant’anni fa. Un salone illuminatissimo a giorno con lamparini da 200. Tutti seduti a giro nella stanza, come ai bordi di una piscina; maschi da una parte, femmine dall’altra; “Permetti questo ballo?” “Ce lo devo dire a mia matre, prima”. E’ la domenica a messa: la navata di sinistra per le donne, la destra per noi; un occhio al prete, l’altro alla zita. E’ una Ninna nanna che fa la differenza; ma anche un lamento funebre (u repitu) con il morto in mezzo alla casa. E’ il canto delle lavandaie: Scusati amici si nun cantu bonu, sugnu picciridda e la vuci mi trema. Questo fra i due sessi è un divario incolmabile nelle culture popolari. La promiscuità  è improponibile, anche in musica. Ognuno si faccia i canti suoi.  E le femmine, le nostre, li hanno saputi scrivere nel tempo i loro canti; altro che! Li hanno saputi cantare, urlare, piangere i loro versi e le loro nenie. Il timbro di una  fimmina siciliana che canta non è quasi mai sdolcinato, debole, flebile. Rimanda ad una aristocrazia del mèlos, ad una forza energica e carezzevole, marmorea e sensuale, angelica ed erotica. Da quando Rosa Balistreri ha deciso di andare a cantare dove meritano di più, stiamo aspettando di ascoltare quella voce che possa degnamente raccontare la Sicilia al femminile. Io ne ho conosciuta una, qualche anno fa, che mi ha molto emozionato. Si chiama Cecilia ed è di Modica. Canta con gli occhi; ma se l’ascolti attentamente ti senti taliato dalla sua voce. “La nostra isola nasconde la sua misteriosa storia tra i granelli di sabbia, sotto le pietre laviche, sotto l’ombra dei suoi carrubi; ma il caldo spossante la tiene assopita, silenziosa ed immobile”. Questo pensa Cecilia Pitino della sua terra. Si sente in perenne rivolta contro quel silenzio ossessivo che spesso la circonda. La sua è una voce estrema e testarda ma che sa comunicare, evocare. Ho ascoltato diversi suoi concerti e non sono riuscito mai a dirle fino in fondo il mio pensiero; per pudore, forse, per riservatezza. Adesso, con il distacco della pagina scritta, potrei finalmente essere più sincero. Cecilia mi affascina ogni volta di più; le chiederei, se fosse possibile, di non aggiungere nessuna parola ai canti; nessuna introduzione, nessun commento. Cantare, danzare e cantare. Solo quello vorrei. C’è già tutto in quella sua voce e nei canti! Tutta la storia della Sicilia, anzi, di più. Non c’è bisogno d’altro. Ogni parola, frase, discorso  ascoltati durante quel concerto, mi  hanno destato bruscamente; mi hanno privato dell’intrigante mistero della sua figura. Cecilia è una sacerdotessa del cantare in lingua siciliana, e in quel rito non vi è posto per nient’altro che non sia musica. La sua nonna di Frigintini intenta a battere le mandorle in un mortaio di pietra, sopra un tavolo di pietra, seduta su un sedile di pietra ha folgorato la sua mente già da bambina. Ricorda quando andava a trovarla con tutti i suoi parenti, aspettando dopo pranzo che qualcuno proferisse la fatidica frase: Cecilia canta, va…! E Cecilia cantava, e da allora non ha più smesso, per fortuna. In sintonia con il mondo poetico del grande poeta ibleo Carmelo Assenza, e collaborata dalla etnologa Grazia Dormiente ha condotto una sua ricerca personale, sul campo, dei canti tradizionali della sua terra, e qualche anno fa ha colto lo splendido risultato di un album pubblicato dalla Viceversa records “Spunta ‘na rosa”. Disco intenso, raffinato e magistralmente suonato da veri esperti della materia: Riccardo Gerbino (direttore artistico ed ispiratore degli arrangiamenti), Giovanni Arena, Francesco Calì.

Anne Marie Porras, una coreografa parigina, a febbraio ha voluto Cecilia la Sicilienne in Francia,  perché cantasse nella sua  pièce “Femmes derriere le soleil”. I nostri cugini d’oltralpe spesso riescono ad apprezzare certe cose meglio di noi. E allora “Canta Cecilia, va…!Facci sognare ancora.”

Carlo Muratori

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