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Giovedì, 20 giugno 2013


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La lista della spesa maggio 2008

La lista della spesa aprile 2008

La lista della spesa marzo 2008

La lista della spesa febbraio 2008

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La lista della spesa novembre 2006

Alle radici
del suono ibleo.


Morte e Resurrezione
d''u lamientu di Canicattini Bagni (sr)


Tradizioni e tramutamenti

Musica e buatte

Siciliani doc

Fratelli e Sorelle

Il Canto degli occhi

Traccole e campane

Scusate se parlo d'alberi

Storie d'amore

Stasera si replica

La musica in piazza

Sammastianu di Belvedere





Fratelli e sorelle
30 MAGGIO 2000


Marcel Meaufront si aggira con aria dolce e circospetta ad un tempo. Il salone dove dovrà parlare è già pieno di bella gente. Lui non conosce nessuno, ancora; misura il pavimento a lenti passi; da solo. Incrociamo gli sguardi un paio di volte e ci sorridiamo. Che bello che è. Ha capelli lunghi, bianchi e luminosi, con due larghi basettoni che precipitano fino al collo. Una figura da guerriero; di quelli che il tempo non riesce a domare. Viene dalla Provenza ed è giunto fino a Catania per dirci quanto sia importante difendere la lingua, la nostra, la lingua dei siciliani. Parla un italiano correttissimo con un riverbero francese che lo fa modulare verso il canto. “La lingua, anche quando non serve più, perché non ha le parole giuste che aderiscono alla realtà, serve a farci essere qualcosa, serve a dirci chi siamo.” Così ci insegna Marcel. Dice che nella sua terra, l’Occitania (Francia meridionale), sono ormai in pochissimi che ricordano e sanno parlare la lingua dei padri, quella d’oc; da noi è un paradiso – dice lui -  almeno da questo punto di vista. Siamo in tanti a parlare in siciliano, ancora. Ancora per quanto?? Ancora per chi??

La Maison des Pays è una Federazione di associazioni culturali per la difesa delle identità delle “regioni storiche” d’Europa. Lavora da circa dieci anni per creare una sorta di rete di comunicazione e fornire strumenti di sopravvivenza a tutti quegli uomini che hanno avuto il sospetto che non si nasce per caso in un posto; che il legame con la terra e la lingua, che d’ora in poi chiameremo “coscienza identitaria”, è un percorso naturale, obbligato, dovuto, sacro. Parla Marcel, con il suo raffinato riverbero: “Quando un uomo che non ha conosciuto i suoi genitori, sa che questi esistono da qualche parte del mondo, non si da pace finchè non riesce ad incontrarli. Altrimenti avrà la percezione solo di una parte di se; sarà mancante sempre di qualcosa. E’ così pure per la lingua madre.” Adesso lui è il delegato generale della Federazione ed è sempre in giro per l’Europa, ad incontrare le varie realtà che  combattono per gli stessi problemi, che urlano le stesse esigenze, che reclamano pari dignità. La Corsica, la Catalogna, la Sicilia, la Galizia, l’Irlanda……

A portarlo a Catania ci ha pensato quel visionario di Mario Di Mauro, responsabile di Terra e Liberazione, voce della Patria Siciliana; un foglio, quasi un giornale, assai raro: nel senso della preziosità ma anche della difficoltà di reperimento. Che gente, ragazzi! Sembra impossibile che nell’era del “New economy, Web, come va?? Tutto okkei!” esistano persone che organizzino forum “Pp’ ‘a libertà di ‘sprissioni e ‘a difisa d’ ‘a lingua siciliana”. Eppure questi esistono; sono vicini a noi, e non hanno proprio le sembianze da extraterrestri. Ho partecipato a questo loro forum che è giunto alla seconda edizione. Ho visto ed ascoltato decine di persone convenire con la relazione d’apertura di Mario : “Noi chiediamo di introdurre lo studio della Lingua Siciliana in tutte le scuole pubbliche e private dell’Isola….”, ed altre richieste dello stesso tenore. Mi sono sentito come a casa, con tutta la dignità della mia origine e della mia lingua. “Sarebbe giusto per il prossimo forum che tutti gli interventi fossero in siciliano” ha proposto qualcuno. Approvato. Non vedo l’ora di rivederla questa gente. Giovani, intellettuali, studenti, operai, anziani professori. I miei fratelli siciliani.

Io scrivo canzoni e la lingua, nella mia musica, è spesso “chidda nostra”. Sono combattuto, a volte: scrivere in italiano, per una migliore divulgazione dei brani, o rimanere ancorato al mio accento indigeno? Cantare in lingua italica sarebbe, quanto meno, più comprensibile e, forse, mi regalerebbe più notorietà.  Ma, ‘a verità è ca sugnu propriu sceccu; nun ci ha fidu, criditimi. Ci provu, ci ripensu e ci riprovu; nenti! Ognunu havi la so’ vuci (o la so’ cruci, faciti viautri). Iu accussì ci cantu megghiu; mi pari ca lu stissu sonu di la me’ parrata m’aiuta a fari lu cantu chiù ‘ntunatu, chiù sulenni, chiù amurusu, chiù arraggiatu, chiù duci e travagghiatu. Spiramu sulu ca ‘st’amici di Vivere nun si siddianu e nun mi traduciunu tuttu in ‘taliano. Grazi e assabenedica.

Carlo Muratori

 

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