05 febbraio MICHELE MANZOTTI recensisce SALE sul Popolo del blues

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Quando si tratta l’argomento della propria terra, i rischi sono tanti. Quello di un visione distorta del folk, didascalica e poco approfondita. Oppure quella della retorica o di un intellettualismo fine a se stesso. Carlo Muratori è studioso e musicista di lunga militanza, vincitore del Premio Ciampi 2014; ascoltando il suo Sale questi rischi sono scongiurati. Il lavoro è piuttosto una lettura tutta personale della Sicilia dove si percepisce una ricerca continua. Di parole, di atmosfere, ma anche di resa musicale. Un sale che immaginiamo nelle acque di Mozia ma che arriva fino alla parte orientale della regione, e che va inteso non solo come alimento ma anche come elemento di saggezza, quel “sale in zucca” a metà strada tra buon senso, intelligenza e intuito. Da un punto di vista stilistico Muratori non rinuncia alla tradizione cantautorale italiana ma non mancano ricchezza strumentale e inserti elettronici. Per quanto riguarda i brani segnaliamo la bella melodia di D’amor e di pazienza, Jancu e finiòsa dal sapore di fado, Mutu, forse il momento migliore dell’album tra echi jazz, rap e funky, la malinconica Scurri lu tempu, la danzante Vinni cu Vinni. Un disco fatto con grande qualità artigianale, e che può piacere a un pubblico che ama ascoltare buona musica al di là dei generi.

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Sale
[novembre 2015]
 
La padrona del giardino
[marzo 2008]
 
Plica polonica
[gennaio 2001]
 
Stella maris
[aprile 1996]
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