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Giovedì, 29 luglio 2010

Folkstudio
marzo 1999
puoi richiederci
il CD a € 15.50
info@carlomuratori.it


Pesah

I canti e le musiche dei riti  della Settimana Santa in Sicilia
"In Sicilia il passato non è morto,
ma ci accompagna e
si manifesta  presso 
la culla e la bara,
nelle feste e nei giochi,
negli spettacoli e in chiesa,
nei riti e nelle tradizioni. Dappertutto insomma vive e parla."

Giuseppe Pitrè

Le Ladate e i Lamenti sono canti popolari di argomento religioso; di autore anonimo,  essi narrano le vicende della passione e della morte in croce di Cristo. Nel corso dei riti della Settimana Santa vengono ancora oggi eseguiti in molti  paesi della Sicilia. L'origine di questi canti è antica; talvolta è la rivisitazione di moduli musicali di ascendenza  pre-cnstiana. Sono dei rari esempi di canto popolare polivocale (il canto popolare siciliano antico è soprattutto monodico). Alla parte solista è affidata la narrazione vera e propria, mentre il coro rafforza generalmente il tonus finalis con delle voci disposto ad'accordo. Ritmicamente sono brani estremamente liberi poiché rispondono a pulsazioni metriche irregolari. Eccezion fatta per i canti processionali, accompagnati dalla banda musicale del luogo.
I testi  evidenziano una particolare attenzione al dramma umano della Passione, più che al messaggio
trascendentale del racconto evangelico [morte e resurrezione]. Al centro di tutto c'è il dolore  della Madre che emerge disperatamente in quasi tutti i lamenti con pochissime varianti:
* La ricerca del figlio;
* Il dialogo col fabbro che prepara i chiodi per la croce;
* Il dialogo con l'apostolo Giovanni;
* Il monologo con la croce.
Alcuni testi fanno eccezione al dialetto poiché sono in un italiano volgare o addirittura in un latino sicilianizzato.


Le foto del concerto pag. 1 2 3 4 5 6 7

M i sono imbattuto in questi canti più per spinto di servizio che per libera scelta o per voglia: nei miei repertori di traditionals reinterpretati mancavano solo loro,I Lamenti.Ricordo che già il nome mi atterriva un po''...e poi l'argomento...troppo drammatico per i miei gusti. Ma tant'è! Dopotutto può capitare che ti richiedano proprio quei canti, proprio le lamentazioni, ed è bene non farsi trovare impreparato.E, un bei giorno, questo è capitato! Tra il materiale che ho visionato, quello che ho ascoltato e visto personalmente, devo confessare che all'inizio la materia sfuggiva al mio controllo di musicista ed interprete. Poi è come se i canti lentamente si fossero manifestati alla mia comprensione e al mio diletto. Più riuscivo a penetrarne lo spinto e il tessuto sonoro o più entravo in una dimensione musicale a me non nota: che però io sapevo di conoscere senza averla mai vissuta. Cominciavo ad essere letteralmente rapito dal fascino di questa musica. Ne ho abbozzato una scansione metrica rispettosa della "non quadratura" del documento originale, ed una armonizzazione, coinvolgendo solo in un secondo tempo il caro Luciano che s'è dovuto far carico della realizzazione del mio sogno: l'esecuzione per orchestra da camera e coro polifonico. I giovani del Privitera Ensemble (età media vent'anni) hanno fatto il resto.

So già che qualche purista potrà dissentire su qualche nostra scelta; poco importa. La mia terra dovrà imparare finalmente a difendersi dalle pugnalate di chi la calunnia, come dall'abbraccio mortale di chi dice di amarla perdutamente. Dedico questo lavoro alla memoria di Silvio, mio grande fratello.

Carlo Muratori


Armonicamente ho cercato di essere il. più leggero possibile, utilizzando spesso intervalli arcaici: la quinta vuota, l'ottava e ancora la quarta vuota. La scrittura è sostanzialmente contrappuntistica, essendo il contrappunto il solo procedimento capace di amalgamare il mèlos monodico inserendolo in un progetto sonoro più attento alla dimensione orizzontale della musica, evitando la schematizzazione in molteplici colonne accordali. Ma non il contrappunto puro, il contrappunto in cu ogni parte è pari alle altre; l'uguaglianza qui è posta soltanto come necessità: evitando cioè raddoppi inutili e rendendo ciascuna parte necessaria a tutto l'insieme polifonico.

                                                                                                                                             Luciano Serra

 

 

1. Sta notti a lu mè Gesù [ (download mp3) ]
2. Già è cunnannatu [ (download mp3) ]
3. Venniri Santu
4. Affaccia Maria
5. E ssu un'ura di notti
6. Maria ittò 'na vuci
7. Ju sennu all'ortu
8. Chianci chianci Maria
9. Cristiani a lu Venniri chianciti
10. Lamientu
11.Quannu a munti Carvariu
12.La Matri Santa caminava
13.La Cruci si firmau
14.Arvulu siccu
15.A Gisuzzu lu pigghiaru
16.Passa passa Maria

STA NOTTI A LU MÈ GESÙ MI ‘NSUNNAI    

                 testo tradizionale di anonimo

 

Sta notti a lu mè Gesù mi ‘nsunnai

               ccu li pedi ‘nchiuvati tutti e dui

               A mia mi parsi piatusu assai

               e cci spiavi: Miu Gesù ccu fui?

               Iddu rispusi: Tu, ‘ngratu, nun lu sai?

               Mi metti ‘n cruci e mi spii di chiui!

               Subitu a facci ‘nterra mi ittai:

               Mi pentu miu Gesù nun v’offennu chiui!.


 È CUNNANNATO

                       testo e musica tradizionali di anonimo

               armonizzazione ed elaborazione di Carlo Muratori

 

          Già è cunnannato il figlio

               da li poteri squadre,

          ed io l’affritta Madre

               dov’è il figlio,dov’è il figlio mia dov’è.

 

          O Madre onesta e pura

               o Vergine purita

          permetti ca ti dico

               dov’è il figlio,dov’è il figlio mia dov’è.

 

          Guarda la nuda croce

               a te rivolge e dice

          o cara genitrice

               dov’è il figlio,dov’è il figlio mia dov’è.

 

          Vedere un figlio Dio

               chi palpita che more

          si barbaru dolore

               dov’è il figlio,dov’è il figlio mia dov’è.

 

          Morir per manu dei barbari

               morir trafitto in croce

          chi pena che sei in croce

               dov’è il figlio,dov’è il figlio mia dov’è.


VENNIRI SANTU MATINU MATINU    

                          testo tradizionale di anonimo

 

                Venniri santu matinu matinu

               la Matri Santa si misi ‘n caminu

               Ppi la via cci scuntrau S.Giuvannuzzu.

               Cci dissi :

 

               “ Matri mia unnè ca iti? “

               “ Figghiu,Giuvanni miu, lassimi iri,

                 circannu vaiu lu me redenturi”

 

               Ahimè Giuvanni si vidia muriri

               ccu li lacrimi all’ occhi ‘ndulurati

               Ed ogni passu ‘n suspiru ittava :

 

               “ Matri matri binigna e chi v’ haiu a diri?

                 Matri lu me Mastru fu pigghiatu,

                 volinu li Judei fallu muriri

                 ccu la turba lu portinu a Pilatu.” 


 AFFACCIA MARIA

 testo e musica tradizionali di anonimo

               armonizzazione ed elaborazione di Carlo Muratori

 

           ‘Ffaccia affaccia Maria,tò figghiu passa

                ccu ‘na grossa catina su li brazza.

 

          Chiamatimi a Giuvanni,o cca lu vogghiu

                quantu m’aiuta a cianciri a mè figghiu.

 

          Di niuru portaccillu lu cummogghiu

                tu pirdisti lu mastru e iu lu figghiu.


 E SSU UN’ URA DI NOTTI, INGRATU 

                 testo tradizionale di anonimo

            

E ssu un’ ura di notti,ingratu

               facia la cena Giura misirannu,

               e mentri Gesù la cena ia facennu

               lu tradimentu s’ eva priparannu.

 

               E Gesù Cristu lu tuttu sapennu

               la so morti si java avvicinannu

               e a ddu uru li peri cci lavau

               ed a tri uri Diu cci priricau.

 

               Ed a li quattr’ uri li cumunicau

               ed a cinq’ uri all’ ortu si nni iu,

               ed a sei uri un ancilu calau

               ppi cunurtari a lu figghiu di Diu.

 

               Ed a sett’ uri la trumma sunau

               prestu ccu li so manu s’ arrinniu

               All’ ottu n’ appi un gran schiaffu spietatu

               li novi fu di tutti martrattatu.

 

               A li reci ppi pazzu fu pigghiatu

               Gesù Cristu di russu fu vistutu.

               All’ unnici fu misu carzaratu

               comu avissi piccatu cummittutu.

 

               Li rurici fu ‘ncasa di Pilatu

               Tririci a na culonna fu abbattutu

               fu ‘ncrunatu a li quattordici uri

               di russu fu vistutu a quinnici uri.

 

               Li sirici si smossi un gran rumuri

               dicennu : Crucifissinu l’ Ebrei.

               La so cunnanna fu a diciasett’ uri,

               ch’ era mortu e nun su sazii l’ Ebrei.

 

               Li riciarottu lu misiru ‘n cruci

               ca detti a ccu piccau l’ eterna luci.

 

               Li riciannovi ch’ era ancora in cruci

               virennu la so matri ‘n tanti affani

               ch’ era misa a li peri di la cruci:

               “Donna ppi figghiu ti lassu a Giuvanni.”

 

               E a li vinti priau lu patri duci

               ca pirdunassi a tutti li tiranni

               Acqua a li vint’ unura addimannau

               appi feli ed acitu e trapassau.

 

               A li vintidu uri si nutau

               fu mortu e na lanciata riciviu

               a li vinti tri uri si livau

               ddu santu corpu di la cruci, Diu.

 

 

               Mmrazza di la so matri arripusau

               ch’ era mortu dicennu :” Figghiu miu!”

               In seportura a li vinti quattr’ uri,

               Maria cca n’ arristau ccu gran duluri.


 MARIA ITTÒ ‘NA VUCI

                     

testo e musica tradizionali di anonimo

               armonizzazione ed elaborazione di Carlo Muratori

 

 

          Maria ittò ‘na vuci supra un scogghiu,

               dicennu: "Mè riparu o miu cunsigghiu".

 

          Dicennu :"Mè riparu o miu cunsigghiu"

               Maria scuntrau ‘na putia nova.

 

          Maria scuntrau ‘na putia nova

               lu mastru d’ascia ‘na cruci facia.

 

La mastru d’ascia ‘na cruci facia

               ccu tri rispuntatissimi tri chiova.

 

          Ccu tri rispuntatissimi chiova

               servunu ppi lu figghiu di Maria.

 

          Servunu ppi lu figghiu di Maria

               "Mè caru figghiu unni ti trovi ora?"

 

          "Mè caru figghiu unni ti trovi ora?"

              "A lu santu sepurcru Matri mia!"


JU SENNU ALL’ ORTU FUI NIGATU E OFFISU

                 testo tradizionale di anonimo

 

Ju sennu all’ ortu fui nigatu e offisu

              centu surdati purtavanu a mia

               avia sudatu sangu lu me visu

               mi ‘ntisi comu un’ orbu a la strania.

 

               E avanti ca gghiurnau la matina

               appi seicentu e milli scurriati;

               e ppi parrari tu matri mischina

               ti martrattaru chidd’empi surdati.

               Ccu setti mazzi di cordi ‘nfasciatu

               setti voti cadivi ppi la via.

               ‘N pedi iu nun putia stari dda matina

               avia l’ ossa e li nervi sdillassati,

               lu sangu mi scurreva d’ ogni vina,

               avia li carni di sangu lavati.

 

               Tutta dda notti ca mi fragillaru

               e l’ ossa di li spaddi mi nisceru

               ni Anna e Caifassu mi purtaru

               ppi tutta la cità mi cunnusceru.

 

               E ccu ‘n mantellu di sgarrata fina,

               Pilatu m’ affacciau di li barcuna

               mi misi ‘n manu na canna mischina

               m’ ammuttaru e sputaru ddi briccuna.

 

               Poi Pilatu dissi a li Jurei : “Chi vi nni pari?

               E’ quasi mortu lassamulu iri,

               vita nun havi chiù nun pò campari.”

               La trubba arrispunniu ccu granni ardiri :

 

               “No! Lu vulemu nui crucifiari.”

               Tannu s’ arrinnuvaru li martiri,

               e di novu mi vosiru pigghiari

               e peju quannu m’ appiru ‘n putiri. 


CHIANCI CHIANCI MARIA

                     testo e musica tradizionali di anonimo

               armonizzazione ed elaborazione di Carlo Muratori

 

 

          Chianci chianci Maria, povira donna,

                chi havi lu figghiu sò a la cunnanna.

 

           Cunnanna un’esti no, chi chiù nun torna,

                e in casa di Pilatu,’n casa torna.



 CRISTIANI A LU VENNIRI CHIANCITI  

                 testo tradizionale di anonimo

 

            Cristiani a lu Venniri chianciti

               ca è ghiurnata di stari addulurati.

               pirchì Cristu,vui tutti lu sapiti,

               scunta a la cruci li nostri piccati.

 

               La Maronna addinucchiuni stava

               avanti a lu crucifissu ca ciancia:

               Gesù Cristu amurusu la guardava

               e idda rispittusa cci dicia:

 

                    “ Cristu esauda li me orazioni

                      rivelami la santa Passioni”.

 

               Lu Crucifissu allura rispunniu

               e ci cuntau li fragelli ca patiu.


U LAMIENTU

testo e musica tradizionali di anonimo

               armonizzazione ed elaborazione di Carlo Muratori

 

 

               Maria passau ri na strata nova

               La porta ri ‘nfirraru aperta era (bis)

               O bonu mastru chi sta fannu a st’ ura ?

               Fazzu na lancia e tri puncenti ciova.

 

 

               O bonu mastru nun la fari a st’ ura

               Ri nuovu ti la pagu la mastria

               O bona ronna si ‘n la fazzu a st’ ura

               Unni c’ è Gesù ci miettunu a mia.

 

 

               O bonu mastru mmi nni runi nuova

               Unn’ è lu figghiu di Maria?

               O bona ronna ti n ni rugnu nuova

               Lu stissu sangu ti ‘mpara la via.

 


QUANNU A MUNTI CARVARIU JU ACCHIANAIU

                 testo tradizionale di anonimo

 

 Quannu a Munti Carvariu ju acchianaiu

               era troppu pisanti la me cruci

               gghicannu a menza via ju stancaiu

               e cadiu ‘nterra ccu tutta la cruci.

 

               La faccia e li rinocchia mi scucciaiu

               era troppu pisanti la me cruci;

               na sula cosa a mia mi dispiaci

               ca va chiancennu la me matri duci.

 

               Idda a li pedi di la cruci stava

               lu sangu di lu figghiu stizziava

               e ccu li carni d’ idda si juncia,

               si quarchi vota l’ occhi poi jsava:

 

              “ Comu si figghiu amatu? “ cci dicia,

               iddu rispunnia poi suspirava :

               “ Aviti pacenzia Matri mia,

               e poi lu Pararisu cci mustrava.”

 

               Quannu acchianai a lu munti Carvanu

               mmenzu ddu latri nudu mi spugghiaru

               e dopu ca a la cruci mi ‘n chiuvaru

               d’ acitu e feli dda m’ abbriviranu.

 


QUANNU LA MATRI SANTA CAMINAVA

testo e musica tradizionali di anonimo

               armonizzazione ed elaborazione di Carlo Muratori

 

 

   Quannu la Matri Santa caminava

               lu ruci figghiu sò circannu ja.

          Lu sangu santu la via ci ‘mparava

               ca ppi li strati spargiutu l’avia.

 

          Un pocu arrassu la trumma sunava.

               Maria appressu a la trumma si nni ja.

          Ha scuntratu na ronna ppi la strata,

               idd’era la Vironica chiamata.

 

          Maria si vota affritta e scunsulata :

               "Tu ronna ha vistu a mò figghiu passari,

          vistutu ccu na vesti travagghiata,

               beddu ca nuddu ci pò assimigghiari?"

 

          "Iu unu nn’haiu vistu ppi la strata,

               unu ‘nciaiatu nni vosi ‘ncuntrari.

          La facci ccu stu velu cci haiu stuiatu

               e lu sò visu m’arristau stampatu.

 

Si tu canusci lu tò figghiu amatu,

               talia stu velu ca a la testa portu."

          Maria quannu lu velu ha ritaliatu

               cunsiddirati vui lu scunfortu.

 

          Lu santu velu ‘n manu tinia,

               la santa passioni cuntimplava.

          Cuntimplannu l’affritta Maria

               un pocu arrassu la trumma sunava.

 


LA CRUCI SI FIRMAU AVANTI DI CRISTU

                 testo tradizionale di anonimo

 

La cruci si firmau avanti di Cristu

               e Cristu ccu la cruci cci ha parratu :

 

           C.  Tu nun sai cruci quantu t’haiu amatu

               Ju sennu picciutteddu nun sapia

               supra ‘n cantiddu di muru assittatu

               ca cca supra fineva l’ arma mia;

               mentri già Cruci,cci sugnu arrivatu

               muriri vogghiu abbrazzatu ccu tia.

               Tu lu geniri umanu l’ hai sarvatu

               e tu matri ci desti a Maria.

 

           Cr. Signuri miu,dulcissimu Signuri,

               vutati vuluntà,autru parrari;

               ju vaiu a dari tantu di duluri?

               Nun ci accunsentu nun lu vogghiu fari!

               Judei ‘ngrati,crucificaturi,

               ppi cruci mi vuleru fabbricari;

               Ppi nun affenniri a Vui,nostru Signuri,

               Ju ppi cravuni mi fazzu abbruciari.

 

           C.  Cruci,ora ti cuntu lu trattatu

               nun sai ca l’ omu ha cascatu all’ erruri,

               ca all’ immagioni mia l’ avia criatu,

               ora l’ha riscattari ccu duluri.

               D’ un discipulu a essiri ‘ngannatu

               d’ un discipulu ‘nfami e tradituri

               di un autru dopu a essiri niatu

               e haiu a moriri comu un marfatturi

 

           Cr. Signuri,all’ omu la morti cummeni

               muriri ‘n cruci e patiri turmenti,

               muriri comu l’ omini tirreni,

               ca disgraderu a li cumannamenti :

               Lu Signuri di li celi veni,

               puru,nnuccenti,senza  mancamentu

               nun hata muriri Vui ntra tanti peni,

               nun su digna ppi vui,nun cci accunsentu.

 

           C.  Cruci,sempri ti cercu d’ abbrazzari

               t’ amu e ti stimu e tu nun m i vo beni.

           Cr. Signuri siti petra calamita.

               e di Vui Gesù mi sentu tirata,

               di na pirsuna divina chiamata.

               Ma s’ accunsentu a la vostra partita

               comu,Signuri,sarò ju adurata?

 

           C.  Ju Crucifissu e tu cruci sarata,

               munarca di li celi,auta rigina

               scala di Pararisu addisiata

               marteddu e di Lucifiru catina;

               sarai sempri di l’ ancili adurata

               avanti di la maistà divina

               a tia lu celu e lu munnu s’ inchina.

 


ARVULU SICCU

testo e musica tradizionali di anonimo

               armonizzazione ed elaborazione di Carlo Muratori

 

 

          Arvulu siccu. 

                    senza frutti e ciuri.

           Lu nomu di la cruci

                avisti misu.

           Pp’aviri ‘n brazza

                a lu mè Redenturi.

           Tu eri un lignu

               di tanta bascizza.

          Ora si ghiuntu

               a tanta dignità.

 


A GISUZZU LU PIGGHIARU

                 testo tradizionale di anonimo

 

 

               A Gisuzzu lu pigghiaru

               lu spugghiaru e l’ attaccaru

               ccu sei mila vastunati

               li so carni sfracillati.

 

               Re di jocu fu ‘n crunatu

               ccu na canna sbrivugnatu

               chi duluri ‘n testa prova?!

               Foru spini comu chiova.

 

               A la morti è cunnannatu

               comu ‘n latru scilliratu

               e la cruci ‘ncoddu porta

               nuddu c’ è ca lu cunforta.

 


PASSA PASSA MARIA

testo e musica tradizionali di anonimo

               armonizzazione ed elaborazione di Carlo Muratori

 

           Passa, passa Maria di na strata nova,

                        la porta d’un firraru aperta era.

  

          "O caru mastru chi sta fannu a st’ura?"

                "Fazzu na lancia e tri puncenti chiova!".

  

          "O caru mastru nun li stari a fari,

                        di novu ti la pagu la mastria!"

 

           "O cara donna nun lu pozzu fari,

                unni c’è Gesù  cci mettunu a mia!"

 


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